ARCHITETTI-SCULTORI..

ARCHITETTI, SCULTORI, INGEGNERI, PITTORI, CATTEDRATTICI, GIURISTI, MEDICI, PRELATI, SAGGISTI E SCRITTORI

FRA GIROLAMO DA STIGLIANO

Frate cappuccino e scultore in legno, nasce a Stigliano verso la fine del 1500. Tra le sue opere ancora oggi visitabili il coro ligneo del convento di S. Antonio a Rivello (PZ) e la porta intarsiata e la statua di Madonna dell’ex convento a Miglionico (MT). Probabile, anche, il coro ligneo del convento della Madonna dell’Orsoleo a S. Arcangelo (PZ).

MAGLIETTA ROCCO

Nasce a Stigliano il 03. 05. 1846 da Giovanbattista e Maria Teresa Maffei. Studia a Napoli dove si laurea in ingegneria. Appena laureato comincia a lavorare nella stessa città, collaborando con un noto ingegnere con il quale costruiscono la facciata dell’universita Federico II e progetta e segue i lavori di una chiesetta nel quartiere del Vomero. In seguito al matrimonio si trasferisce a Grassano (MT) dove introduce il primo esempio di ingegneria. Fra i suoi tantissimi progetti si ricordano ancora oggi palazzi, fontane, statue e, in particolare a Grassano, una cappella gentilizia del 1901 che si trova sulla via Appia, commissionata dalla signora Cristina Abatangelo vedova Mattiaccia.
Rocco Maglietta si è sempre mantenuto in contatto con autorevoli studiosi dell’epoca, da Camillo Battista a Sergio De Pilato, fino ad Antonio Tripepo. Si è dilettato anche in ricerche di archeologia, storia e tradizioni locali. È stato ispettore onorario ai monumenti di Lucania ed ha rintracciato ormai abbandonato in una chiesa di Miglionico (MT) un importantissimo polittico del 1499 attribuito a Cima da Conigliano.

MELIS DA STIGLIANO

Architetto lapicida nasce a Stigliano tra la fine del 1100 e la prima metà del 1200. Ha lasciato diverse opere in pietra ancora oggi visitabili presso il castello Normanno Svevo di Bari, la Cattedrala di Bitonto (BA), il castello di Gioia del Colle (BA), il castello di Lagopesole (PZ), il portale della Chiesa di S. Maria la nova a Melfi (PZ), il portale della Cattedrale di Anglona a Tursi (MT) e il portale del Convento della Madonna del Casale a Pisticci (MT). Il particolare di un pezzo di cornice è stato trovato sotto le fondamente durante la sistemazione del’ex palazzo Del Monte a Stigliano (MT).

TRIFOGIO IACOPO DA STIGLIANO

Nasce a Stigliano nel 1400, dove è cresciuto e si è formato, ed è morto nel 1511. Le sue opere architettoniche ancora visitabili sono la Chiesa Madre di Pignola (PZ), di cui oggi rimane ancora visibile nella sua struttura originaria il campanile a tre torri, il rifacimento delle torri e delle mura del castello di Uggiano, un paese ormai distrutto che sorgeva nei pressi di Ferrandina (MT). Si parla anche, ma non ci sono testimonianze documentali attendibili, che abbia diretto anche i lavori di costruzione dell’antico convento di S. Antonio a Stigliano.

Melchiorre da Montalbano

Sono sconosciuti il luogo e la data di nascita (sebbene sia molto probabile un’origine abruzzese). Si sa che fu attivo nell’Italia meridionale tra il 1253 e il 1271. Le origini anagrafiche, legate alla città di Montalbano Ionico e tradizionalmente unite dalla critica al nome di Melchiorre, sono state ritenute un dato biografico non autentico, derivato da una non corretta interpretazione dell’iscrizione posta sull’architrave del portale della cattedrale di Rapolla, con cui l’artista firmò la prima delle sue opere note. Il passo Albano Monte nutrit(us) si riferirebbe, infatti, non all’artista, ma al vescovo Giovanni, menzionato come promotore dei lavori di edificazione della cattedrale. Parimenti, allo stesso vescovo deve riferirsi l’altra indicazione biografica presente nella stessa epigrafe e generalmente attribuita a Melchiorre, ovvero lo status di appartenente al clero di Anglona (nel Materano). Le sole fonti di cui si dispone per ricostruire i momenti dell’attività di Melchiorre sono due iscrizioni: la prima, dubbia, è la già citata epigrafe della cattedrale di Rapolla (1253), la seconda è invece posta sul fianco sinistro del pulpito di S. Maria Maggiore a Teggiano, del 1271. In mancanza di altri dati documentari, le iscrizioni consentono di individuare due momenti della carriera di Melchiorre: le opere di cui esse attestano la paternità sono dunque le sole a essere ascrivibili al maestro. Nell’iscrizione sul portale della cattedrale di Rapolla Melchiorre è qualificato come faber dell’opera, ovvero architetto, e si dichiara che il suo intervento si limitò alla sopraelevazione delle parti più alte della fabbrica, cioè alla copertura voltata della chiesa. Il pessimo stato di conservazione dell’edificio, che ha subito nei secoli numerose ricostruzioni e la cui volta è stata a più riprese riedificata a causa di ripetuti crolli dovuti a violenti sismi, rende però difficile stabilire la portata dell’intervento di Melchiorre. L’unica parte superstite della cattedrale sicuramente spettante a Melchiorre è da ritenersi il portale, i cui capitelli sono pienamente inseriti nel solco delle esperienze figurative gotiche. Dall’analisi di tale plastica architettonica è derivata nella critica l’opinione che la formazione di Melchiorre sia avvenuta nei cantieri dei castelli federiciani di Puglia e Lucania, come Castel del Monte o Castel Lagopesole; tuttavia, risulta impossibile precisarne la fonte diretta. La seconda opera di Melchiorre è il pulpito di S. Maria Maggiore a Teggiano, ben conservato anche se mutilo in alcune parti, sul quale egli si dichiara stavolta magister, riportando la data di esecuzione (1271). Il pulpito mostra una raggiunta maturità da parte di Melchiorre, derivata dallo studio dell’arte antica e dall’acquisizione di innovazioni che lo rivelano partecipe dell’ambiente culturale di un grande artista, Nicola di Bartolomeo da Foggia. Melchiorre si rivela, un artista abile, ma nello stesso tempo aspro e vigoroso, che non arriva alla raffinatezza del collega pugliese. Una nuova lettura ha datato le parti ritenute più arcaiche del pulpito all’ultimo ventennio del XII secolo. Secondo tale ipotesi, il pulpito sarebbe il risultato di due differenti campagne di lavori, la prima di fine XII secolo, la seconda duecentesca e spettante a Melchiorre, che avrebbe accordato le parti di sua spettanza a quelle di un pulpito precedente. È probabile anche una sua partecipazione al portale di S. Maria Maggiore a Teggiano, opera non firmata in cui è però possibile riconoscere la mano di Melchiorre. A Teggiano sono attribuiti a Melchiorre altri manufatti, come le quattro lastre figurate in S. Michele Arcangelo, delle quali non è possibile chiarire la provenienza e la destinazione. Tre di esse, con gli evangelisti Marco, Giovanni e Luca, sebbene siano estremamente simili nella composizione a quelle del pulpito in S. Maria Maggiore, devono tuttavia ritenersi opera di bottega, mentre la quarta, con la raffigurazione di San Matteo, deve considerarsi proveniente da un diverso ambito culturale e cronologico. È evidente, infine, come la personalità di Melchiorre vada inserita tra i magistri dalle versatili competenze che operarono nell’ambito della cerchia federiciana e negli ambienti che ne proseguirono gli indirizzi in età ormai angioina.

IDEALISTI POLITICI

CORREALE NICOLA    (11.04.1776 – 02.03.1845)

Nasce a Stigliano da Vincenzo e Anna Maria Dechiara, padre di Giovanni. Avvocato, nel 1799 blocca  i fermenti repubblicani susseguenti i tragici fatti accaduti a Stigliano durante il periodo della Repubblica Partenopea.

LAVIANI PIETRO GIUSEPPE      (18.02.1788 – 25.02.1823)

Nasce a Stigliano da Vito Felice e Lucrezia Calbi diventa “Gran Maestro” della Vendita di Stigliano e Ufficiale dei Legionari. Affiliato alla carboneria partecipa il 7 marzo 1821 alla battaglia di Rieti. Rientrato in Basilicata, aderisce al movimento insurrezionale che fa capo ai fratelli Venita di Ferrandina. Accusato di “…segrete unioni setterie in qualità di Carbonaro, con armi, resistenza e ribellione alla forza pubblica”, è arrestato il 22.04.1822 e portato nelle carceri di Potenza dove muore in attesa di giudizio.

MAGLIETTA GIOVANBATTISTA       (15.09.1821 – 1899)

Nasce a Stigliano da Rocco, medico, e da Maria Villone, è padre dell’ingegnere Rocco. Agrimensore, progettista ed esecutore di varie opere tra le quali ancora oggi si ricorda il progetto e l’esecuzione dei lavori dell’entrata, dell’androne, della cantina al piano sotterraneo, delle tre stanze al primo piano e delle tre stanze al secondo piano della casa palaziata della famiglia Laviani di Stigliano costruita all’inizio del 1850. D’idee liberali, è destituito dalla carica di decurione di Stigliano intorno al 1850, e nell’Agosto del 1860 comanda e guida gli insorti di Stigliano e Cirigliano a Corleto Perticara, nella provincia di Potenza, dove si era formata la prima colonna insurrezionale Lucana che partecipa in seguito ai combattimenti di Giuseppe Garibaldi sul Volturno.

Per saperne di più è riportata in seguito una lettera del 15/11/1861 scritta da Giovanbattista Maglietta al ricco proprietario terriero di Grassano Luigi Materi, per il quale appena dopo l’Unità d’Italia aveva cominciato a lavorare come Fattore.

“Venerato Sig. Cavaliere,
Ella deve compatirmi se ho mancato quattro giorni senza scriverla: ma però ne sono appieno persuaso ch’ella saprà darmi ragione ai miei grandi palpiti, e trapazzi. Corrono cinque nottate che i miei occhi non veggono sonno. Nel sentire i Briganti in Stigliano, il lunedì sera verso le ore 24 mosso da vivo dolore m’inviai solo verso il mio paese, e sarei giunto prima di giorno se i predetti Briganti ne fossero usciti. Fui aspettatore fino alle ore quattordici del martedì, ed appena saputo la partenza entrai nei miei alle ore quindici del martedì, dove li trovai sbigottiti ed impalliditi ma la mia perdita fu di pochissimo conto. La maggior parte delle case primarie furono saccheggiale, tolti di cavalli, fatto del disarmo: vale quanto dire il solo sacco, e senza fuoco. Ci fu altresì una lotta dove morirono tredici Piemontesi, ed una trentina di Briganti. Il mercoledì sera giunsi a salvamento in Grassano. La mattina del giovedì verso le ore 16 entrarono in Grassano, e fui costretto uscire per scamparmi la vita. Verso le ore 21 arrivò la forza, e ci fu un attacco dove ne perirono sette Briganti. Uno solo di Piemontesi fu ferito leggermente. Ne stiedero i Briganti tutta la notte del giovedì, e la mattina del venerdì se la diedero alle gambe. La famiglia del sig. Repullone, nonché del sig. Briganti, Pontillo, La Certosa, Viscera ed altre furono saccheggiate: ma però di soli abiti, e denaro. Di Ella poi sono stati rubbati il cavallo ch’io portavo sotto, ed il cavallo di Verre, nonché tutte le selle e cuoiami esistenti nella rimessa servienti per cavalli: come a dire briglini, morsi e corregge. Si è molto consumato per fargli delle spese cibarie obbligando il maestro di casa a forza. Fu scassinata la sola saletta dove io dormo. Il numero era di circa 600, e nella nottata del giovedì se ne disertarono moltissimi. Allo scappare mi vennero quasi vicino, e ne feci la numerazione in dugento di fanteria, e sessanta di cavalleria. Ora si vanno verso Castel Nuovo Moltissima forza gl’inseguisce. Ho dovuto tenere nel palazzo per due giorni 24 Ufficiali, e molti altri soldati. Le dico francamente che non mi fido di D. Arcangelo poi, atteso la deposizione di un forestiero, che stava per fucilarsi, dove diceva che il sig. Arciprete aveva dato cento ducati ai Briganti, così tutti gli oggetti sieno mobili, sieno generi, sieno biancheria, insomma anche i mobili resi immobili per destinazione sono stati dissipati ai poveri. I1 danno è incalcolabile. La prego però ch’Ella non rispondesse su di detto periodo, e ne facesse l’indifferente. Le persone avvallate ai Briganti come capitano, così vengono fucilati, e ciò serve dì pubblico esempio a tutti i tristi, e di cattive intenzioni.
Le bacio la mano colla Signora, ossequi a D. Ferdinando, e con istima.

Grassano 15 Novembre 1861. Il di Lei servo vero Giambattista Maglietta”

RASOLE OTTAVIANO       (09.05.1780 – 1854)

Nasce a Stigliano da Nicola, riesce a fuggire – prima dell’uccisione del padre che avviene nel loro palazzo di Stigliano il 10 febraio del 1799 – con la madre, i fratelli e le sorelle a Montalbano Jonico, paese della madre in cui nel 1812 fonda una Loggia Massonica diventando nel 1817 Gran Maestro della Vendita Carbonara. Partecipa attivamente ai moti Carbonari in Basilicata del 1820 e del 1821 capeggiati dai fratelli Venita di Ferrandina. Arrestato nel maggio del 1821, dopo breve detenzione,
è rimandato a Stigliano. Nel 1847 riorganizza i vecchi Carbonari a Stigliano e a Montalbano e nel 1848 accetta il programma del Circolo Costituzionale Lucano. Sottoposto a sorveglianza di polizia muore nel suo paese natale.

Per saperne di più è riportato in seguito una brano tratto dal volume del Cavalier Prospero Rondinelli intitolato: «Ottaviano Rasole, Montalbano Jionico ed i suoi dintorni. Memorie storiche e topografiche», stampato dal premiato stabilimento Angelo Lodeserto, Taranto 1913.

“A Montalbano sin dal 1812 per iniziativa d’Ottaviano Rasole di Stigliano, era sorta una Setta Massonica detta Carboneria, alle quali si erano iscritti non pochi cittadini, nel 1815, contro di questa, cresciuta di numero sì costui in favore dei Borboni, la setta dei Calderari per opera dei Montalbanesi Vincenzo Alagni e Maurizio Cerulli, nel 1817 furono diversi i Calderari, mutando partito s’iscrissero alla Carboneria, quindi l’avvenuta fusione due sole società segrete si ebbero in Montalbano; quella numerosa dei Carbonari, i cui principali elemento fu: Baiona Francesco Paolo d’Armento, Benincasa Francesco, Bruno Tommaso di Cassano allo Ionio, Federici dei Baroni Francesco, Lomonaco Francesco, Lomonaco Luigi, Rasolo Ottaviano gran Maestro della Setta, Serio Leonardo, Serio Maurizio, Troyli Giovanbattista, Troyli Eustacchio cassiere della setta e Zito Francesco. Dai Carbonari erano stati condannati a morte Carlo Troyli di Giuseppe perché pretendeva dai vari Carbonari il pagamento dalle loro quote di perdita subita in fitto di terre ecclesiastiche e perché aveva creduto di avvertire il suo parente Giovanbattista Troyli di non avallare cambiali del cognato Ottaviano Rasole Gran Maestro dei Carbonari Montalbanesi per salvarlo da quella rovina finanziaria che lo travolse, Carlo Troyli fu il primo preso di mira, ma venne difeso da amici e parenti, i quali impugnati i fucili, le pistole e gli stocchi contro gli aggressori, lo fecero fuggire per l’arco del pubblico orologio, costringendo ad indietreggiare il gran Maestro della Carboneria Montalbanese Ottaviano Rasole, che per i suoi suddetti rancori era corso innanzi agl’altri per colpirlo per la spada. La sera del 14 Luglio 1820 i cittadini Montalbanesi di ogni classe ed opinione politiche, furono invitati e si unirono in casa del dottore in legge Luigi Lomonaco dove ordinariamente si tenevano le principale vendite Carbonari; e quivi dopo due discorsi del Rasole e dell’Alagni, capi delle due Sette e tutti gli intervenuti, dal ricco proprietario all’umile contadino si abbracciarono e fu pace fatta, dopo ci fu la festa e una sfilata accompagnata dalla banda di Miglionico fatta venire per l’occasione, i Carbonari onorati dalla loro fascia tricolore rossa nera e turchese, con lettere iniziali: per i Maestri O.V.P. (Onore. Virtù. Probità). Per gli apprendisti: F.S.C. (Fede. Speranza. Carità). La processione rilevata dal palazzo Troyli oggi Brancaccio in piazza Plebiscito, il gran Maestro Ottaviano Rasole, fece il giro per le vie dell’abitato con gridi e spari di gioia, la festa fini senza alcun disturbo”.

CATTEDRATTICI, GIURISTI, MEDICI, PRELATI, SAGGISTI E SCRITTORI

ALDERISIO FELICE ANTONIO     (29.07.1893 – 18.11.1965)

Nasce a Stigliano da Pietro e Isabella Pasciucco studia in seminario nei Barnabita e nel 1913 consegue a Lodi la licenza liceale. Nel 1918 si laurea a Napoli in Filosofia e nel 1922 vince due concorsi, uno di Filosofia e l’altro di Pedagogia. Insegna Filosofia e Storia come professore di ruolo nei Licei Classici di Foggia, di Salerno e, successivamente, al “Garibaldi” e al “Vico” di Napoli. Nel 1935 è nominato Preside a Bitonto (BA) per poi ricoprire lo stesso incarico nel 1937 al Liceo “Genovesi” di Napoli, incarico mantenuto fino al 1963, anno del suo pensionamento. Nel 1934 consegue la libera docenza in Filosofia Teorica e dà vita al suo primo corso libero all’Università di Napoli con una prolusione su Bertrando Spaventa. Nel 1935, mentre è preside a Bitonto, ottiene anche l’incarico di docente di Storia Moderna nell’Università di Bari. Nel 1940 partecipa presso l’Università di Urbino al concorso di Filosofia Teorica e, dal 1945 fino al 18 novembre 1965 -data della sua morte avvenuta a Napoli-, insegna Filosofia Teorica presso l’Istituto superiore di Magistero di Salerno. Sempre nel 1945 per i suoi alti meriti culturali è eletto socio dell’Accademia Pontaniano di Napoli. Con i suoi studi e le numerose e apprezzate monografie, dà un notevole e originale contributo all’analisi dell’opera e del pensiero di Niccolò Machiavelli. Molti e importati sono i riconoscimenti per il suo intenso e coerente impegno culturale: fra tutti meritano di essere segnalati il prestigiosissimo attestato attribuitogli dall’Accademia dei Lincei nel 1928 e quello della giuria del “Premio San Remo per la letteratura” ricevuto nel 1937. Per mantenere viva la memoria è stato dato il suo nome all’Istituto Istruzione Superiore del paese.

AMOROSI PROSPERO

Nasce a Stigliano l’01.04.1884, docente di chirurgia del policlinico all’università di Bari. Per l’intervento relativo all’amputazione di una mano al gerarca fascista Roberto Farinacci ebbe da quest’ultimo complimenti e congratulazioni per l’esito dello stesso. Nel 1930 apre una clinica a Stigliano per interventi di chirurgia. È autore di importanti pubblicazioni di medicina operatoria.

CILENTO NICOLA         (10.09.1914 -16.11.1988)

Nasce a Stigliano da Giuseppe e Filomena Cavalieri, fratello di Vincenzo, dopo gli studi elemtari nel paese natale si trasferisce a Firenze dove, nel collegio Le Querce dei padri Barnabiti, compie il suo corso di studi fino alla vigilia degli esami di maturità classica, titolo che invece consegue presso un liceo napoletano. Nel 1940 si laurea in Lettere Classiche all’Univesità di Napoli discutendo una tesi di Storia Medievale con il Professore Ernesto Pontieri, del quale sarebbe stato anche assistente dal 1944 al 1967. Abilitato all’insegnamento di Storia e Filosofia nei Licei di Stato fin dal 1941, è per lunghi anni incaricato di queste discipline presso i piu noti licei Napoletani, quali il Bianchi dei Padri Barnabita, L’Umberto I, il II Liceo Scentifico e la Scuola Militare della Nuziatella. Nel 1951, vinto il concorso ordinario a cattedra nei licei di stato per la classe di Storia e Filosofia, gli viene assegnata come sede il Liceo M. Galdi di Cava dei Tirreni, distaccamento allora del più noto Tasso di Salerno, mentre nel 1968 si trasferisce al Liceo Umberto I di Napoli. In realtà presta servizio nel liceo Cavese dal 1951 al 1953, quando in seguito a un concorso viene trasferito alla Scuola Storica Nazionale presso L’istituto Storico Italiano per il Medioevo di Roma. Istituto in cui rimane fino al settembre del 1959, diventando nell’ottobre dello stesso anno segretario scientifico, carica ricoperta fino a tutto il 1967. Fra i suoi compagni si mettono in luce, sotto la guida di Raffaele Morghen, alcuni giovani destinati a lasciare tracce di sè: Violante, Manselli, Frugone, Conti, Tabacco e altri.
Libero docento in storia Medievale dal 1958, successivamente diventa prima Professore incaricato della medesima disciplina presso l’Università di Macerata e, dal 01.01.1968, sempre nello stesso ateneo, Professore straordinario di Storia Medievale. L’anno seguente è chiamato, sempre per la stessa cattedra, dalla Facoltà di Lettere dell’Università Salerno dove insegna fino alla morte avvenuta a Napoli il 16.11.1988, ricoprendo anche il ruolo di Direttore dell’Istituto di Filologia e Storia Medievale e dell’annesso Centro per Archeologia Medievale a lui intitolato.
Dell’Ateneo Salernitano è anche Rettore Magnifico nel triennio1974-1977, avviando la progettazione della nuova sede di Fisciano, poi realizzata dai suoi successori Vincenzo Buoncore e Roberto Racinoro. Dal 1963 al 1984 è inoltre Professore incaricato di Storia Medievale presso l’Istituto Universitario di Magistero Suor Orsola Benincasa di Napoli, membro del consiglio direttivo dal 1972 al 1985 e Presidente della Fondazione Pagliara annessa all’istituto stesso dal 1978.
Nicola Cilento è socio delle due maggiore Accademie Napolitane, la Ponteniana e la Società Napoletana di Scienze, Lettere e Arte, ed è stato anche insignito dal Ministero della Publica Istruzione con la “Medaglia d’oro per i benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte” e dall’Accademia Polacca delle Scienze con la “Medaglia Niccolò Copenico”. Grande Ufficiale al merito della Republica Italiana lascia circa cento pubblicazioni.

PADRE CILENTO VINCENZO     (01.12.1903 – 19.11.1980)

Nasce a Stigliano da Giuseppe e Filomena Cavaliere, fratello di Nicola, all’ età di dieci anni lascia il paese per andare a studiare a Firenze. È nominato Sacerdote Barnabita il 18.12.1926 e il 19.11.1930 si laurea con pieni voti in Filosofia. Destinato al collegio Bianchi di Napoli dei padri Barnabita, vi rimane per diversi anni come professore e, successivamente, dal 1937 al 1944 e dal 1949 al 1961, in qualitò di Rettore. Nel 1955 ottiene la libera docenza di Storia della Filosofia Antica e l’incarico di Filosofia Medievale presso l’Università Federico II di Napoli, mentre nel 1963 è vincitore di concorso di Storia della Filosofia Antica presso l’Università di Bari. Nel 1966 ritorna a Napoli diventanto Ordinario della Cattedra delle Religioni del Mondo Classico. È socio dell’Accademia dei Lincei, Direttore dell’Istituto di Studi Storici delle Religioni dell’Università di Napoli, Socio dell’Accademia Pontaniana. Inoltre collabora a svariate riviste italiane e straniere, partecipando anche a numerosi convegni, contribuendo alla stesura di alcune voci per l’Enciclopedia Treccani. Tuttavia, la maggior parte delle sue opere sono incentrate su Plotino, fra le quali spiccano il commento e la traduzione delle «Enneadi», l’«Antologia plotiniana», «Il genio religioso di Plotino tra i misteri antichi e nuovi» e molti altri ancora. Da non dimenticare infine i suoi contributi alla dottrina plutarchea, alla filosofia greca antica, alle religione del mondo classico, all’Alto Medioevo monastico e scolastico. In tutto le sue opere scritte e pubblicate sono circa 120. Amico di molti studiosi come Ricciardi, Doria, Piconi e tanti altri, è particolarmente legato da reciproca stima a Benedetto Croce a cui dedica numerosi scritti. Ed è proprio questi, riconoscendene il valore, a fargli pubblicare nel 1947 dalla casa editrice Laterza le sue traduzione sull’«Enneadi» di Plotino. Grande è il contributo di Padre Cilento alla cultura contemporanea, contributo riconosciuto anche da Papa Paolo VI nel 1968. Muore a Napoli. A Stigliano gli è stata dedicata una strada.
Nel 1990, in occasione del decimo anniversario dalla morte, i religiosi del “Bianchi” e gli Ex alunni collocano un’epigrafe sulla parete d’ingresso del salone-teatro sormontata da un medaglione marmoreo con la sua effigie.

SCRITTI SU PADRE CILENTO VINCENZO

– Fausto Nicolini, Un interprete di Plotino: Vincenzo Cilento, pp 12, Artigianelli, Napoli 1950. “Il presente articolo, pubblicato già in “Mondo” di Roma del 30 maggio 1950, è ripubblicato in “Oggi” il 2 giugno del medesimo anno e ristampato in 150 esemplari fuori commercio, presso la Tipografia napoletana degli Artigianelli, diretta da Angelo Rossi”.
– Emma Del Basso, Translatio perennis. Figure e forme dell’antico nel pensiero di Vincenzo Cilento, pp. 201, Loffredo, Napoli 1977.
– M. Ghidini Tortorelli, Immagini della filologia in Vincenzo Cilento. Associazione Lucana Giustino Fortunato, Napoli 1980.
– Andrea Bonini, Vincenzo Cilento: un umanista cristiano. In “Eco dei Barnabiti”, LX (1980), pp. 28-30.
– Giuseppe Martano, Vincenzo Cilento. Con la bibliografia degli scritti a cura di Emma Del Basso. (“Profili e Ricordi”, VII). Società Nazionale di Scienze Lettere e Arti, Napoli,1982.
– Emma Del Basso, «Antico» e «Nuovo» nel pensiero di Vincenzo Cilento. In “Esperienze Letterarie”, IX (l984), n° 4, pp. 71-82.
– Efrem Lamonica, Nel decennale della scomparsa di P. Vincenzo Cilento (Inaugurazione della lapide che lo ricorda). Napoli, Istituto Bianchi, 26 novembre 1990, 8, pp. n. n.
– Emma Del Basso, «Ore di poesia» di Vincenzo Cilento. Presentazio¬ne. Tipografia Laurenziana, Napoli 1991.
– Vito Angelo Colangelo, “Il maestro di Humanitas. Ricordo di Vincenzo Cilento nel centenario della nascita, istituto italiano per gli studi filosofici, Nicola Bruno Editore, stampato a Matera da Emme Stampe, 2003.
– Andrea Bonini, II sapiente e la sua dimora: una vita al «Bianchi». In “Eco dei Barnabiti”, LXXXIV (2004), n° 1, pp. 37-38.
– P. Cosimo Vasti, IV Centenario dei Barnabiti a Napoli (1607-2007) “Il Bianchi” (I Barnabiti educatori a Napoli – Tradizione e futuro, (da Giuseppe Martano, Vincenzo Cilento) pp. 61-65, Napoli 2007.

MONSIGNORE DE CHIARA VINCENZO         (02.04.1903 – 30.11.1984)

Nasce a Stigliano da Giovanni e Angela Paciariello. A partire dal 1915 è educato nel Seminario Diocesano di Tricarico dal 1915 per poi proseguire gli studi presso il Pontificio Seminario Diocesano di Molfetta, dove segue i corsi filosofici e teologici e consegue la Laurea in Teologia. Il 03.04.1930 è ordinato sacerdote a Tricarico da Monsignore Raffaele Delle Nocche. Successivamente frequenta il Pontificato Istituto Biblico di Roma, dove ottiene la Licenza in Sacra Scrittura. È professore di Sacra Scrittura, Liturgia e Lingua Ebraica nei Seminari Regionali, nel 1933 a Salerno, dal 1934 al 1940 a Chieti e dal 1940 al 1951di nuovo a Salerno. Il 05.10.1950 è nominato parroco della nuova Parrocchia di S. Antonio da Padova nel suo paese natale. L’8 Maggio è eletto vescovo di Mileto, in Calabra, e il 12.07.1953 è consacrato in Stigliano, ancora da Monsignore Raffaele Delle Nocche, Vescovo di Tricarico. Monsignore Vincenzo De Chiara entra nella Diocesi di Mileto il 12.08.1953. Nel 1971, dopo una nuova divisione Vicariale della Diocesi, divide la stessa in sette zone Pastorale. Dal 1957 promuove i convegni annuali del Piccolo Clero a Mileto e costitusce in seguito in Diocesi l’Opera Diocesana Vocazione Ecclesiastiche. Il 06.05.1958 indice il Sinodo Diocesano, costituendo quattro speciali Commissioni per la sua preparazione. Egli stesso presiede il Sinodo nell’aprile del 1959. Nel 1961, dal 21 al 28 maggio, viene celebrato il Congresso Liturgico Pastorale Diocesano. Promulga per la Riforma Liturgica sei Lettere Pastorale dal 1955 al 1962. Nel 1956 istituisce in Diocesi, per l’assistenza ai lavoratori, la “Pia Unione Pescatori e Braccianti”, la “Pia Unione Pastori” e il “Centro Missionario di Gioia Tauro”, affidato ai Domenicani. Promulga lo Statuto dell’Opera Diocesana Assistenza, il 14.06. 1959 inaugura il nuovo edificio per l’O.D.A – O.N.A.R.M.O. con centro sociale a Mileto. Promuove la nascita di molte nuove Parrocchie e la costruzione di diverse Chiese e di alcune case di accoglienza nel circondario della sua Diocesi di appartenenza. Partecipa al Concilio Vaticano II dal 1963 al 1965. Il 02.10.1966 istituisce il Consiglio Presbiterale Diocesano e ne presiede le successive convocazioni. Il 22.04.1961 è nominato Amministratore Apostolico della Diocesi di Nicotera e Tropea, incarico riaffidatogli una seconda volta il 15.08.1968. Mentre l’11.07.1973 è nominato Vescovo della stessa Diocesi di Nicotera e Tropea, terminando il suo mandato da Vescovo il 05.03.1979. Muore a Mileto il 30.11.1984 e viene seppellito a Stigliano.

SACERDOTE  DIPERSIA FELICE      (01.02.1871 – …)

Nasce a Stigliano. Il 05.04.1896 celebra la sua prima messa nella Madre Chiesa del paese natale e non molto tempo dopo emigra nelle Americhe. Il vescovo di Newark, gli affida l’incarico di fondare una chiesa per gl’italiani di Hoboken che viene dedicata a S. Anna. Appena compiuta quest’opera lo stesso Vescovo lo nomina parroco della colonia italiana di Patterson, comunità che ha fama di essere un covo internazionale di anarchici e di senza Dio. A Patterson inizia a lavorare incontrando grandi ostacoli ma, nonostante sia anche minacciato di morte, continua a portare avanti la sua missione che culmina con la costruzione di una bella chiesa intitolata a S. Michele. Successivamente è trsferito presso l’ospedale Santa Maria di Hoboken e poi a quello di San Michele in Newarck in veste di confortatore apostolico, rettore e direttore spirituale. Nel 1913 è nominato parroco del Rosario in Jersey City. Qui, saldato i debiti contratti in precedenza dalla parrocchia, trasforma quella che era una chiesetta in legno in un tempio simile a una cattedrale con tanto di organo e campane. Annesso alla chiesa fonda un asilo infantile che è giudicato uno dei più belli dello Stato di New Jersey, frequentato da tutti i bimbi delle colonie italiane. Dà nuova linfa alle Associazioni del Rosario, fonda la Società del Santo Nome e le pie congregazioni di San Luigi per i bambini e delle Piccole Adoratrici per le bambine. È presidente dell’Associazione dei Sacerdoti Italiani in America. Coadiuvato dai sacerdoti Desanctis di Stigliano e Viccaro di San Mauro Forte il 05.04.1935 acquista un vasto appezzamento di terreno, sito in Brunswick e 7a strada, destinato ad ospitare una grande e moderna scuola dove i numerossissimi figli d’italiani oltre a seguire i regolari corsi studieranno la lingua italiana.
Operazione già messa in atto a Stigliano nel 1927, quando acquista i locali e poi gli arredi per la costruzione di un asilo. Anche qui alla struttura principale è annessa una scuola, in questo caso di taglio e ricamo, dove numerose ragazze si addestrano sotto la guida delle suore. L’asilo, che porta il suo nome, è inaugurato il 26.04.1928 con l’intervento dell’Arcivescovo Pecci e del Vescovo di Tricarico Monsignore Delle Nocche. Nel 1931 invia, oltre a diverse beneficenze per il paese di Stigliano, cinquemila lire per migliorare gli arredi della scuola. nel 1930 dona all’arciprete Don Rocco Longo mille dollari per il restauro della Chiesa Madre e in più un apparecchio elettrico con funzioni di campanello di un valore di centosettantacinque dollari, una lampada votiva per i SS. Sacramenti del valore di cinquanta dollari e un’ingente somma per il monumento ai caduti. Per il suo impegno è nominato dal Papa, la cui motivazione è letta da Monsignore Me Klary mentre il titolo di “Monsignore” gli viene consegnato dal Vescovo di Newark Tommaso Walsh. Muore a Napoli ed è seppellito a Stigliano.

Di seguito il breve profilo di altri sacerdoti stiglianesi emigrati nelle Americhe.
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REVERENDO CURTI FRANCESCO

La sua è una breve carriera poiché viene a mancare in giovane età.

REVERENDO DELUCA ANTONIO

È Parrocco in una povera chiesetta nel Texas e in seguito assistente di un altro parroco Stiglianese, Loponte Camillo. Successivamente è assegnato, sempre come assistente, al Parroco Borgetti nel quartiere di West New York.

REVERENDO FORLEO COSIMO

La sua è una breve carriera poiché viene a mancare in giovane età appena dopo aver ricevuto in affido una parrocchia.

REVERENDO LOPONTE CAMILLO

Dopo sei anni di pratica sacerdotale come assistente, è elevato a Parroco di S. Francesco Saverio
in Newark.

REVERENDO SANSONE VINCENZO

È Parrocco di diverse Chiese che dirige con gran prestigio e istituisce la festa di S. Maria la Beata
in Northvale (New Jersey).

REVERENDO SARUBBI MICHELE

Fonda la Chiesa di S. Antonio con la rettoria nel quartiete di Yonkers, New York, istituendo parecchie società religiose. Coadiuvato dal fratello REVERENDO SARUBBI DOMENICO si adopera anche nella raccolta di fondi, dai quali inviano come donazione all’Arciprete Reverendo Longo Rocco della Madre Chiesa di Stigliano la somma di quattrocentosessantadue dollari.
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LUCCIONI PACIFICO CONSUELE       (06.06. 1900 – 04.08.1959)

Nasce a Stigliano da Pacifico e Maria Tartarini. Il padre è un marchigiano di Filottrano mentre la madre è di Bologna, la quale tra l’altro esercita in paese per circa trent’anni la professione di ostetrica. Rimasto orfano di padre all’età di quattro anni, il piccolo frequenta le scuole elementari locali per poi recarsi a Taranto dove studia presso il Liceo-Ginnasio “Archita”. Successivamente si scrive alla facoltà di medicina dell’Università di Napoli dove il 09.07.1924 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia. Qui ha per maestri alcuni dei più famosi professori della scuola napoletana: l’anatomico Della Valle, il fisiologo Bottazzi, il patologo Galeotti, il chimico Paladino, il grande clinico Cardarelli ed i chirurghi Padula e Pascale. Appena conseguito il titolo di Dottore assume la condotta medica a Cirigliano, incarico che dura però solo sei mesi, anche se come si evince dal diario di inizio carriera pubblicato dal figlio Luigi nel 1991, volume che riporta i dati dal 20 Luglio 1924 al 12 Gennaio 1925, dei 60 casi descritti con nome e cognome i pazienti risultano essere tutti Stiglianesi, probabilmente perché egli rimase a vivere con la madre nel suo paese nativo.
Trasferitosi poi a Potenza, inizia la sua carriera di chirurgo sotto la guida del Prof. Giulio Gianturco presso il policlinico “Remigia Gianturco”, passando successivamente nel 1931 al “San Carlo” come aiuto del 2° Reparto di Chirurgia. Qui, dopo aver conseguito la Specializazione in Radiologia,
diventa ben presto Dirigente della Sezione Radiologica. Nel1938 è nominato Primario di una delle due Divisioni chirurgiche e nel 1939 Direttore Sanitario. Sempre nello stesso anno assume anche l’incarico della direzione del Reparto Ostetrico-Ginecologico.
Richiamato alle armi , in seguito alle vicende belliche del secondo conflitto mondiale, gli viene affidato la direzione dei reparti di Chirurgia prima dell’Ospedale “Acanfora” di Taranto e poi del “Trizio” di Lecce. In queste strutture sanitarie affluivano con aerei e navi ospedale numerosi feriti, italiani e tedeschi, proveniente prevalemente dal fronte greco dell’Egeo e da quello balcanico. È in questo frangente che ha modo di toccare con mano l’inefficienza, l’impreparazione, la colpevole leggerezza degli organi politici e militari del regime. Una situazione ai suoi occhi inaccettabile che lo porta ad assumere un atteggiamento severamente critico verso il fascismo cui in precedenza aveva dato pure convinta adesione, ribellandosi alle meschine disposizioni della disciplina formale cui veniva costretto e scontrandosi con i superiori militari non medici. Dissenso che induce il Colonnello Manieri, comandante dell’ospedale, pugliese di origini ma che aveva sposato una potentina, a reagire a questa “insubordinazione” in modo rancoroso e gretto inviando al federale di Potenza, De Marzio, un rapporto informativo in cui veniva segnalata la dissociazione politica e le critiche al sistema apertamente espresse dal Luccione. Rapporto che al suo rientro presso l’ospedale di Potenza lo costringe a rassegnare le dimissioni da tutte le cariche ricoperte fino al momento del richiamo alle armi. Gli viene perfino “suggerito”, visti i suoi meriti professionali, che per accettare le dimissioni queste dovevano essere motivate da gravi condizioni di salute. Nasce cosi nel dicembre del 1946 per volontà e per necessità, senza alcun aiuto economico, ma solo con i consigli e la spinta di un vecchio e disinteressato amico, l’ingegnere Giuseppe Tucci, la prima clinica Luccioni che comprende 22 letti, seguita da quella più moderna con 70 posti letto che vede la luce nel 1955 e ancora oggi operativa.
La sua prestigiosa carriera si arricchisce ulteriormente con l’ingresso in importanti istituzioni scientifiche che lo vedono Socio Ordinario della Società Italiana Radiologia Medica e Medicina Nucleare, Socio Ordinario della Società Italiana Di Chirurgia e Socio Effettivo della Sezione Italiana dell’International College of Surgeons. Nel 1958, infine, consegue la Libera Docenza in Clinica Chirurgica.

MITIDIERI FRANCESCO ANTONIO       (31.03.1748 – 30.10.1791)

Nasce a stigliano da Gaspare, medico, e Grazia Florio. Sposa Margherita Florio. È medico Chirurgo e nel 1774 pubblica a Napoli un testo dal titolo: Dissertazione sulla febbre quartana epidemica nel 1771 a Stigliano nella Lucania.

RASULO PIO       (1926 -)

Nasce a Stigliano da Giuseppe, guardia campestre, poi agente di polizia municipale, e da Maria Lucia Mele. Trascorsa l’infanzia a Stigliano dove frequenta le scuole locali, in seguito compie gli studi ginnasiali in un collegio dei Bigi di Napoli conseguendo, sempre nella stessa città, l’ammissione al liceo classico presso l’Istituto Bianchi dei Padri Barnabiti. Dopo si trasferisce a Roma dove studia presso l’Istituto Immacolata di Viale Manzoni. Nel 1948 inizia la carriera di insegnante nelle scuole elementari e dal 1953 comincia a svolgere un’intensa attività giornalistica, prima come opinionista del settimanale Battaglia Calabra, poi come direttore responsabile de «Il Gazzettino». Dirige per anni anche i settimanali «Messaggero Sud» di Lecce e «Nuovo Sud» di Taranto. Nel 1954 publica la prima silloge di versi «I canti del Basento», sempre nello stesso anno inizia a collaborare al «Roma» di Napoli e poi , su incarico di Corrado Alvaro, anche a «Il Giornale di Napoli». Nel 1950 l’Accademia letteraria dell’Univesità di St.Louis gli conferisce il diploma ‘Honoris Causa’ e nel 1956 l’Accademia dei Bardi lo nomina socio onorario. Dal 1956 al 1961 collabora a «Prospettive meridionali» e a «Rinascita artistica». Compie gli studi universitari a Urbino e a Salerno, conseguento, dopo il primo titolo accademico, la laura in Pedagogia e poi anche quella in Filosofia col massimo dei voti. Nel 1961 pubblica la seconda silloge di poesie «Acqua passata». Nel 1962 Pio Rasulo entra nella redazione del quotidiano di Taranto «Il Corriere del Giorno». E’ inviato nei Paesi nordici e poi in Medio Oriente. Nel 1967 fonda «Scuola Ionica» ed è eletto del comune di Bernalda.
Nel 1970, un gruppo di studiosi dell’Università di Bari, con l’apporto qualificante dell’ispettore Giuseppe Decollanz, fonda «Scuola ‘70», rivista di cultura e di problemi scolastici che Rasulo dirige per tre anni. Nel 1972 è direttore delle scuole italiane nel Benelux. Nel 1973, vincitore di concorso universitario ad assistente ordinario di letteratura italiana, assume servizio di ruolo nell’Università di Salerno. Nell’anno accademico 1976-77 è professore incaricato di Estetica nell’Università di Lecce e nel 1977 dà vita a «Nuoveproposte», una rivista di estetica e di sociologia dell’arte,coordinata da Antonio Basile, docente all’Accademia di Belle Arti di Lecce, cui si affianca una collana editoriale di saggi. Nel 1979 è professore stabilizzato della medesima disciplina. In quello stesso anno è incaricato dal Ministero della Pubblica Istruzione, d’intesa col Ministero degli Affari Esteri, di effettuare una missione culturale in alcuni paesi del Medio Oriente: Libano, Giordania, Irak, Cipro. Nel 1982 viene confermato è nominato professore di ruolo, titolare della cattedra di Estetica presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Lecce.
Dall’anno 1984 è incaricato dalla Facoltà di Magistero dell’insegnamento di Storia della musica che svolgerà per otto anni accademici. Nel 1987 è proposto dalla Facoltà di Lettere dell’Università di Cagliari per l’isegnamento di Estetica e la Facoltà di Scienze dell’ateneo salentino gli conferisce anche l’insegnamento di Antropologia nel corso di laura in Scienze Biologiche. Nel 1990 è membro della commissione di studio per l’istituendo corso di laurea in Beni culturali e dall’anno accademico 1990-91 è incaricato anche dell’insegnamento di Sociologia dell’arte in questo nuovo corso di laurea, insegnamento che conserverà fino al 1995. Nell’anno accademico 1996-97 insegna anche Estetica Musicale nel corso di laurea in Conservazione dei Beni Culturali.
Nel 1992, su proposta dell’allora Ministro della Publica Istruzione, on. Rosa Jervolino Russo, il Presidente della Republica, con decreto publicato sulla Gazzetta Ufficiale, insignisce Pio Rasulo di Medaglia d’Oro conferendogli anche il diploma di prima classe, quale benemerito della scuola, della cultura e dell’arte.

MONSIGNORE ROTUNNO NICOLA     (1928 – 1999)

Nasce a Stigliano. Dopo aver studiato nei seminari di Potenza e nei Gesuiti a Posillipo, è ordinato Sacerdote a Tricarico nel 1951. A Roma perfeziona gli studi in Teologia e in lingue. Diventa Vescovo nel 1974. È segretario di Nuziatura in Hodduras, Nicaragua, Australia, Israele e Portogallo. Dopo la nomina ad Arcivescovo, riceve il delicato incarico di Nuzio Apostolico in paesi dalla difficile situazione politica, sociale ed economica, come Ruanda, Burundi, l’ex Ceylon (l’attuale Sri Lanka) e Siria. Intensa è la sua attività diplomatica molto apprezzato nelle alte sfere della Gerarchia Vaticana, a cui affianca una’istancabile operosità e una fruttuosa azione Pastorale.

SARUBBI ANTONIO       (1933 – )

Nasce a Stigliano. Dopo aver vinto i concorsi come assistente di Storia medioevale e moderna e di Storia delle dottrine politiche, diventa assistente ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Napoli e incaricato di Storia moderna presso l’Università della Calabria. Dal 1982, quale docente di ruolo, in seguito a chiamata della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Napoli, insegna Storia delle istituzioni politiche e, in qualità di supplente, Storia delle dottrine politiche presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Napoli Federico II. Dall’A.A. 1996-1997 gli è conferita la supplenza per l’insegnamento di Sistema Politico italiano. Successivamente, dall’ A.A. 1996-1997 al 2001, insegna anche Storia delle dottrine politiche presso l’ Accademia Aeronautica per il corso di laurea in Scienze politiche internazionali. Dal 2000 insegna presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli Parthe¬nope, e per incarico, Storia delle dottrine politiche e Sociologia dell’amministrazione fino all’ A.A. 2004-2005. Per quanto concerne l’attività forense, esercitata a partire dal maggio 1961 e svolta per un periodo con iscrizione nell’albo speciale, in quanto impegnato a tempo definito nell’insegnamento universitario, riceve nel 2001 la medaglia d’oro per “…l’esercizio della professione con probità e diligenza”. Dal 18 dicembre 1992 è ammesso al patrocinio davanti alla Suprema Corte e alle Corti superiori di fronte alle quali ha discusso processi civili, amministrativi e tri¬butari di grande rilievo. Dal 1992 al 2008 è Giudice Tributario della commissione tributaria regionale della Campania.  Notevole importanza hanno avuto nella sua formazione l’opera di Gaetano Salvemini, Carlo Levi e di Rocco Scotellaro, col quale ha un rapporto culturale fecondo durante il suo soggiorno a Portici, alla scuola di Manlio Rossi-Doria. È stato condirettore della rivista “Socialismo settanta” e ha pubblicato su numerosi periodici articoli e saggi politici.

TUZIO ClAUDIO

Nasce a Stigliano nella prima metà del 1500 da Pietro, medico, e Aurelia Cerruti di Tricarico, compie i suoi studi di Diritto a Napoli. Datosi al sacerdozio, passa a Roma dove emerge e diventa amico del Cardinale Scipione Gonzaga. È Arciprete di Stigliano dal 20 agosto 1578 e successivamente vicario Generale del Vescovo di Tricarico. Claudio Tuzio è un valente dottore in diritto civile e canonico e un rinomato avvocato del tempo. Le cause più importanti da lui sostenute sono pubblicate in un volume del 1597. Si ipotizza che abbia insegnato Diritto Canonico nel locale seminario di studi teologici rinomato in tutta la provincia di Basilicata. Muore a Stigliano nel 1617 dove gli è stata dedicata una strada.