Briganti a Stigliano

Briganti a Stigliano

La storia del brigantaggio in Basilicata è tornata improvvisamente attuale a distanza di 150 anni dal suo svolgersi perchè rivista con occhi diversi alla luce degli studi sulla unificazione del paese ad opera dei piemontesi. E Stigliano entra di diritto a far parte di quella storia. Accanto a film del passato come “Briganti italiani” di Comencini (1950) che racconta come Sante Carbone, un brigante napoletano, decide di consegnarsi ai piemontesi “sulla piazza di Stigliano” ma viene trucidato per impedirgli di fare i nomi dei cospiratori, ed ancora il brigante Musolino nel ’51 di Castellani e poi, attraverso De Sica, Germi, Rossellini e Faenza fino a Ciruzzi, Segatore e  Martone di “Noi credevamo”, del 2010. Accanto al cinema, il fumetto di Alarico Gattia, autore con Biagi, di una “Storia d’Italia a fumetti”, propone una visione più rigorosa di questo fenomeno, rispettoso di alcune verità storiche. Rocco De Rosa ci propone una visione diametralmente opposta, attraverso la riscoperta di un documento, autentico, dato alle stampe sul “Corriere Lucano” del 23 Novembre del 1861, redatto da un sacerdote stiglianese, all’indomani della battaglia di Acinello, in cui i briganti guidati da Crocco (nell’immagine)  e da Borjes sconfissero i bersaglieri e la guardia nazionale e si diedero al saccheggio dei paesi vicini, a cominciare, appunto, da Stigliano.
Dopo l’articolo due tavole di Alarico Gattia

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Di seguito uno stralcio mentre puoi leggere qui l’intera testimonianza

Non passava gran tempo, e si conobbe che l’orda brigantesca dirigevasi lungo esso il fiume sauro. La onde riunitasi quanta forza si poté, volonterosamente cercassi andar loro d’incontro, ma l’ora pur troppo avanza impedì di protrarre il camino. Frattanto ogni opera si pose dal Capitano Delmonte per ispirare i movimenti, e si seppe alla per fine che avvenuto un conflitto fra la forza nazionale di Guardia ed i briganti, questi assaltarono poscia Aliano.
Or era la sera di nove, e tutti gli animi di questi cittadini stavano preoccupati, altro non vedersi che andare e venire, un correre or e qua or la, un avvicendarsi, un interrogarsi sul fare, quando verso le sette della sera perveniva notizia che un imponente colonna di truppa regolare e Guardia Mobile con Guardia Nazionale stava per sopraggiungere come infatti successe.
Ei fu allora che si presero tutte le debite misure, a al far giorno si movea per Aliano, marciando ancor poche di queste Guardie Nazionali con alla testa i due Capitani, gli ufficiali e molti Galantuomini e tre Sacerdoti, rimanendo il dippiù a tutela del paese, con gran parte delle guardie cittadine qui giunte la sera innanzi dai paesi vicini.
Intanto i briganti veduta la forza occuparono colline che dominano il Sauro, allorché pervenuta la nostra forza nel punto dell’attacco (fu forse una triste fatalità) si persuase il Capitano Vigna di attaccare i briganti ed aggredirli su quelle formidabili posizioni!!!…
I briganti non fuggirono, e cominciarono a far fuoco sui i soldati, ma questi senza punto sgomentarsi, ed al grido di viva Vittorio Emanuele, viva l’Italia! Tutti tirarono sovra quella informe ed infame massa, e sembrava giunto proprio il momento della totale sconfitta dei briganti quando la cavalleria, per non so che, cominciò a circondare le nostre forze, riuscendole nientemeno che a porle in mezzo!…
La Guardia Mobile spaventata, davasi a precipitosa fuga, lasciava soli gli intrepidi soldati di truppa regolare, che col loro eroico e marziale coraggio, mantenendo in soggezione quei malnati, ne decimavano ancora le file, ma snervati per la fuga della Guardia Mobile, veniva sopraffatta dall’orda brigantesca, le onde fu necessità far fuoco di ritirata, lasciando morti sul terreno ben pochi soldati, ed il non abbastanza rimpianto Capitano Sig Pelizza; tuttavia furon gravi le perdite toccate ai briganti, morendone all’incirca una novantina.
Come nel paese rimane molta milizia Nazionale di Matera, Miglionico e Ferrandina, al fatale annunzio che truppa avea battuta la ritirata, e che i briganti avrebbero potuto aggredire il paese, tutta se la svignava celermente, prendendo vie diverse. Rientrava frattanto la truppa in compagnia dè Capitano ed Ufficiali di questa forza nazionale pronta a far fuoco.
In tale sgomento, quella poca plebe rimasta in paese, fuggitasene la maggior parte nelle campagne, temendo di essere massacrata dagli assassini, se loro non avesse aderito, balordamente si fece cacciar fuora l’orribile bandiera bianca, ma a tal vista la truppa regolare forte indignassi, credette che la fosse segnale di rivolta popolare, epperò i Capitani Vigna e Grandvil vollero di qui muovere, prendendo la via di S. Mauro, accompagnaronsi seco loro questi Capitani ed Ufficiali della guardia cittadina. Eh! Fu una vera sventura …
Rimasto così il paese privo di forza, veniva abbandonato da tutti i galantuomini, dandosi in fuga, siccome fecero non pochi onesti cittadini. Non passava forse un’ora, e quei manigoldi entrarono finalmente in paese, e gittandovi uno squallore generale, dapprima cacciaron dalle prigioni tutti i detenuti, che fecero loro, assaltando ad un’ora le case dei due Capitani Giuseppe Delmonte notaio e Tommaso Dechiara.
E con contenti, proseguendo le loro terribili scorrerie, aggredivano le abitazioni di tutti gli altri liberali, facendovi dove più e dove meno quel saccheggio, che potettero, togliendo animali da stalla, biancherie senza numero, danaro, argenterie, ovunque ne trovarono, come nelle case dè signori Micucci, Perrone, Sava, Correale, Dicicco Arciprete, Michele Calbi, Sacerdoti Gennaro Pasciucco e Giovanni Maria Salerno, Vitale, Simeone, fratelli Marazita, fratelli Laviani.
Il trattenimento di quegli scellerati fu di circa due giorni. Guastarono gli stemmi nazionali al Giudicato Regio, fecero disarmo, arrollaundo pure circa 50 uomini di quelli, che vissero senza infamia e senza lode, e che sventuratamente non mancano ovunque!!!…
Ne partivano alla per fine, e subito rientrati i capi della forza Nazionale, rientrat’i Galantuomini, e con essi tutti gli onesti cittadini, incontinente fu ristabilito l’ordine, si misero gli stemmi Italiani, ed al grido di viva l’Italia, viva Vittorio Emanuele! Tutt’i buoni plorando la loro sventura, che fu come una fatalità, drizzarono le loro calde preci al Cielo, perché quanto prima più non si oda nelle Provincie Meridionali il nefando ed abominevole nome del Borbone!!!
Questo popolo era dolente e sdegnato oltremodo! E come dal Supplente giudiziario di Aliano qui s’inviavano sette individui di quel paese, che fatt’avean causa comune con i briganti, non sì tosto pervenivano, fu il grido di tutti, muoiono!! E la Guardia Nazionale li fucilava, quando poche ore prima già fucilato due altri briganti, l’uno di Aliano, e l’altro di Spinoso, che arrestava, ferendone altri, che non si poterono raggiungere.
Degli arruollati di qui, circa 20 se ne sono presentati, e tra questi il capo che li guidava Antonio Marsico ex Sergente nello disciolto esercito Borbonico, e non si trascureranno tutt’i mezzi possibili onde nelle mani gli altri.”
Giuseppe M.

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