Inno ai pastori

Dal Fontanile dedicato dal comune di Anzi all’accurato volume di Mimmo Cecere, la figura del pastore ritrova la giusta collocazione storica e sociale nella labile memoria dei nostri tempi

L’addestratore dei manzi. Questa è una delle antichissime mansioni  dei pastori, un mestiere che nella forma organizzativa è scomparso ormai da più di cinquant’anni. Ma per non perdere la memoria di quanto sia stata rilevante questa attività, vogliamo sottolineare come di recente nella nostra regione siano venuti alla luce alcune importanti iniziative. Nel potentino, per esempio, il comune di Anzi per celebrarne la storia gli ha eretto addirittura un monumento. Si tratta di un fontanile dedicato proprio a un addestratore.

Argomento trattato anche nel recente lavoro dal nostro Mimmo Cecere, incentrato su questo mestiere e sugli uomini che l’hanno praticato.

Continuando la sua meticolosa ricerca sul mondo rurale, a cui Cecere rivolge le sue energie da anni, nell’ultimo volume «Prima della notte» pone infatti l’attenzione proprio sui pastori, raffigurandoli anche nelle parecchie illustrazioni che accompagnano il testo. Un libro dalle cui pagine traspaiono l’amore e l’emozione dell’autore che non lasciano indifferente il lettore. Il risultato è un’articolata ricostruzione di un mondo ormai scomparso in cui i pastori, i veri custodi delle greggi, trovano il meritato riscatto.

«… Prima di partire, i pastori preparano a festa i castrati» si legge nel capitolo “Manzi e caponi”,«che utilizzano come guida delle morre. La scelta degli animali, da destinare a questo compito, come si ricorderà, è stata fatta in aprile da ogni singolo ‘morriere’, con l’aiuto del massaro. Gli animali, in genere, vengono scelti in base ai canoni estetici dei pastori. Il massaro di pecore, ad esempio, predilige gli animali muniti di un grande palco di corna ritorte, orecchie simmetriche e un fisico atletico, supportato da gambe alte e robuste. Dopo la castratura, ad ogni animale viene assegnato un nome e, successivamente, segue un breve ciclo di addestramento. L’animale in poche settimane deve imparare a rispondere ai comandi impartiti dei ‘morrieri’. Al termine di questo tirocinio, l’istruttore che ha preparato l’animale può, per contratto, beneficiare del manto di lana ottenuto dalla tosatura dell’animale e della corda[1] utilizzata per addestrare il castrato ad eseguire i suoi comandi.»

[1]Il dono della corda al pastore-istruttore non era consuetudine fissa che si riscontrava in tutti gli jazzi.

 

Suggestive le immagini sull‘ovile a Santa Maria Calvera, postate da Rocco Derosa sulla pagina Facebook del gruppo “L’angolo della memoria-Stigliano”, e ancora di più la discussione che ne è scaturita

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