In memoria di Domenico Pantone

Il pomeriggio dell’11 Agosto 2018,  organizzata dal Centro Studi Rocco Montano di Stigliano,  patrocinata dalla Società Dante Alighieri nazionale, si è tenuta una serata in memoria di Domenico Pantone, figlio di stiglianesi, giovane ma già apprezzato dantista, autore di pubblicazioni di approfondimento su diversi  temi legati all’esegetica del sacro poema.  

Nel corso della serata è stata riproposta in video una lunga intervista di Sebastiano Villani ad Alfredo  Cottignoli, già Docente di Letteratura italiana nelle Facoltà di Lettere e  Filosofia  dell’Università di  Bologna, e maestro di Domenico. Il prof.  Cottignoli ha ricordato i grandi meriti del suo “miglior allievo”,  in particolare ricordando gli straordinari risultati da lui raggiunti sotto la sua guida con il dottorato in filologia dantesca. 

Oltre a ricordarne l’impegno, la disponibilità e la capacità di analisi complesse, il Prof. Cottignoli ha raccontato come il rapporto umano con il suo allievo sia evoluto, diventando un rapporta fra pari, mano a mano che Domenico progrediva nelle sue ricerche. 

Successivamente sono state mostrate le pagine che il sito angolodellamemoria.eu, redatte da Felice Lacetera, ha voluto dedicare a Domenico, non solo per testimoniarne l’affetto e la stima, ma per raccogliere tutti i suoi lavori da mettere a disposizione di colleghi che possano trarre spunto, per la propria didattica, dai numerosi  temi da lui affrontati.

Successivamente Pino Suriano, della Società Dante Alighieri di Matera, ha preso la parola per sottolineare la grande importanza degli studi di Domenico, in cui ha ritrovato la sintesi di due attività egualmente complesse, l’analisi, puntuale, certosina dei testi e delle testimonianze e il pensiero creativo, elevato, colto che informa e dirige la ricerca e la finalizza. (nella immagine sottostante il vicesindaco di Stigliano, sig.ra Antonietta Marchese, consegna una targa ricordo a Pietro Pantone, papà di Domenico)

Sono seguiti due intense testimonianze: una del fraterno amico di Domenico, Matteo Totaro, che riportiamo integralmente in basso  e, in conclusione, un assai commovente ricordo di papà Pierino  che non ha mancato di ringraziare gli organizzatori della manifestazione, e l’Amminstrazione Comunale stiglianese  che a Domenico ha dedicato una targa ricordo.

13.54-Ferrandina-Zona industriale – 38,5C

Sono ad un tavolino all’aperto, nel caldo feroce di una stazione, e penso a quando tutto era intero ma già frantumabile (le crepe impercettibili e maledette). Al dicembre 2016, mentre a Bologna mi hai detto” sono stanco”. E io che chiedevo timidamente chiarimenti. E tu che tagliavi corto con una battuta, continuando a lavare l’ insalata.. “ma si, andiamocene a ballare al TPO e portiamoci anche due ragazze”. Scrolliamoci di dosso questo senso di abisso, di buio impenetrabile… Davvero non ci saranno più rassegne al Lumiere da seguire insieme? Inchiodati in prima fila sotto lo schermo perché abbiamo dimenticato gli occhiali? O il ” Cinema ritrovato” in Piazza Maggiore? Con le sedie pieghevoli portate da casa perché il nostro tempo è prezioso e non possiamo permetterci di andare a occupare i posti due ore prima della proiezione.

E le jam-session a casa mia in cui smontavamo e ricostruivamo Battisti e gli Stones fino a perderci nel parossismo e in finali chilometrici?

Pare proprio di no… Pare. Perché io continuo a parlarti e a sentirti. Ti scorgo come una figurina esile e un po’ sfumata ma ancora presente, viva, palpitante negli oggetti e nei ricordi…

E penso a Parigi e al nostro incontro sulla Senna, penso alle passeggiate notturne per Bologna, penso alle degustazioni che apparecchiavamo da me, con vini costosi ma sconosciuti, per fingerci esperti sommelier.

Penso, penso, penso…

Tra poco incontrerò tuo padre e lo abbraccerò con sincerità, senza l’ imbarazzo che provano gli uomini quando si lasciano andare alla tenerezza. Sarai tu attraverso lui a riabbracciarmi.

Ti aspetto ancora una volta a casa mia in Puglia, per farti assaggiare i fichi della mia terra, che qualche anno fa mangiasti con gusto a colazione. E che io avevo colto poco prima per farteli trovare freschi. Anche quella volta, come tuo solito, non hai fatto grossi complimenti: ti sei alzato, hai preso la borsa e, nel frinire impazzito delle cicale alla controra, mi hai detto “io me ne vado, arrivederci”.

Leggi di più sul sito

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *