verso la Chiesa Madre

Verso la Chiesa Madre

di Rocco Derosa e Felice Lacetera

 

La passeggiata “verso la Chiesa Madre”,  fra  le case, le ville, le casupole, i palazzi e i palazzotti, è una passeggiata nel tempo e nello spazio, lungo il declivio del  monte Serra, che offre, ogni volta che si apre uno spiraglio fra una  casa e l’altra, fra un tetto e l’altro,    la visione di una valle con  uno spettacolo unico: tanti paesi, paesini e paesoni, abbarbicati al loro colle, alla loro montagna, che possono guardarsi, l’un l’altro, dall’alto, con rispetto e fierezza. E’ anche una passeggiata nella storia del paese, in quella antica fatta di una comunità operosa, solidale, in quella moderna fatta di case abbandonate per “cercare fortuna”  altrove. Le stagioni piovose scrostano i muri, portano a valle detriti, lasciano i sassi puliti e levigati, dove può farsi strada un filo d’erba, un fiore. Alle offese del clima e del bisogno, fanno eco scelte dissennate che vorrebbero abbattere parte di quello che ancora resta di una antica civiltà. 

La passeggiata prevede che ci si fermi a leggere  i pannelli archeologici, ben fatti,  di cui è corredato ciascun palazzo, chiesa, cappella o luogo significativo, in cui si spiega l’epoca, l’importanza, la storia di una famiglia o di un casato.  Qui alcune integrazioni, senza pretesa di accrescere o confutare  conoscenze già consolidate.

Ma oltre ai palazzi e alle chiese bisogna prestare attenzione anche  alla stessa civiltà verticale delle case più modeste,  dove una casa si appoggia all’altra e dove il vento trova vie di fuga, e tutte insieme guardano, quando possono,  in fondo all’orizzonte,  nelle giornate  serene,  quella striscia azzurra che rappresenta il golfo di Taranto o, nelle notti serene, le luci del suo lungomare.

Questa passeggiata comincia dalla Porta San Giovanni: imboccando via San Vincenzo, ci si trova in un vasto e comodo parcheggio in cui lasciare eventualmente i  veicoli che saranno raggiunti a completamento dell’anello  di cui si compone la passeggiata. Grazie ad un accordo con  la  Curia Vescovile di Tricarico,  che ha concesso la chiesetta di San Vincenzo, in comodato d’uso,  per il suo recupero e la sua ristrutturazione, si è potuto iniziare dalla fa

cciata,  mediante una sottoscrizione pubblica.

 Proseguendo per via San Vincenzo, costeggiando la chiesa a sinistra, si raggiunge uno slargo, a metà di questo si incrocia via San Raffaele per  raggiungere  Largo San Raffaele

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Dopo lo slargo da cui ammirare la valle del fiume Basento che si estende fino a Metaponto, si comincia a scendere e, sempre su via San Raffaele, si passa alla  sinistra di Palazzo Del Monte, posseduto da una delle famiglie più prestigiose  e facoltose della regione.

 Ospitò i briganti di Crocco e di Borjes, durante l’occupazione del paese, nel novembre del 1861. Successivamente ospitò spesso il Prefetto Vincenzo  Quaranta  (Vibo Valenzia,1856- Roma,1939). Inflessibile, rigoroso, intransigente ma anche capace di dare maggior impulso  alla realizzazione delle opere pubbliche in Basilicata, dopo la  battuta d’arresto seguita allo scoppio del primo conflitto mondiale, al difficile dopoguerra e all’avvento del regime fascista.  A partire dall’Agosto del 1906. Vincenzo Quaranta assunse, infatti,  sia i compiti di prefetto, sia quelli di Commissario civile per la Basilicata, allo scopo di dare maggior efficacia alla sua azione.  (notizie tratte da  http://www.treccani.it/enciclopedia/vincenzo-quaranta_(Dizionario-Biografico).

 La figlia Maria sposerà l’ultimo discendente dei proprietari del palazzo.


Proseguendo su via San Raffaele, salendo a destra, si giunge in Largo San Raffaele dove, se si è fortunati, si può sbirciare nell’officina di  Salvatore Derosa,  disposto a  mostrare alcune sue composizioni panteistiche

 

Nello stesso Largo di San Raffaele e salendo Lungo Vico I Correale si costeggia Palazzo Correale, ex ospitale, (inteso come luogo adatto ad ospitare), già dal 1610. Vi nacquero personaggi di spicco della borghesia locale e nazionale, in grado di ricoprire le cariche più importanti nel governo del paese, passati, quasi sempre indenni, attraverso le diverse stagioni politiche che hanno

interessato la nostra regione.  Tra questi  Nicola, avvocato nato l’11/04/1776, che nel 1799 bloccò i fermenti repubblicani in seguito ai tragici fatti succeduti in Stigliano, durante il periodo della Repubblica Partenopea, di cui si parlerà a proposito dei Rasole. Comunque Nicola  dimostra, per primo, uno spirito liberale che richiede importanti cambiamenti politici e sociali. Giovanni, figlio di Nicola nato il 23/08/1803, avvocato in Napoli,viene  insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine di Francesco I di Borbone. Dopo la promulgazione della Costituzione aderì al movimento liberale e rappresentò il distretto di Matera al parlamento napoletano. Salvatore nato il 23/05/1837, nipote di Giovanni, avvocato anch’egli, fu il primo sindaco di Stigliano dopo l’unità d’Italia; ufficiale della Guardia Nazionale; eletto nel 1865 al consiglio provinciale per il mandamento di Stigliano; rieletto sindaco dal 1872 al 1879; nel novembre del 1876 fu eletto deputato al parlamento per il collegio di Matera; segretario generale ai lavori pubblici dal luglio 1883 all’aprile 1887; nell’87 rinunciò all’attività parlamentare per assumere l’incarico di prefetto di Caserta. Giuseppe Maria nato il 23/08/1779, fratello di Nicola e zio di Giovanni, fu arciprete e curatore degli ultimi lavori di restauro della chiesa madre di Stigliano.


Proseguendo su via Correale, in Largo Masaniello, si incontrano i resti di Palazzo Rasole, poi dimora dei fratelli Cilento.

Nel febbraio del  1799 fu teatro della tragica uccisione di Nicola Rasole nato il 19.10.1746, dottore in giurisprudenza insieme a quattro suoi dipendenti, in occasione dei tragici fatti legati alla rivolta popolare durante la “Repubblica napoletana” del 1799.

Come noto, in quegli anni, a  Napoli, erano attivi circoli democratici d’ispirazione giacobina e rivoluzionaria che, approfittando della sconfitta dei Borboni, ad opera dei Francesi, presero il potere e proclamarono la Repubblica, che però ebbe vita molto breve.  Pochi mesi dopo, infatti,   i Francesi abbandonarono Napoli, per difendere i loro intereressi nell’Italia Settentrionale e i patrioti repubblicani dovettero cedere alle armate sanfediste del Cardinale Ruffo, agli inglesi e alle bande popolari che, in nome dei Borboni, insorsero contro il governo provvisorio.

Durante il breve periodo in cui fu proclamata la Repubblica, anche a Stigliano si insediò un governo repubblicano che cercò di affrontare il problema della  quotizzazione ed espropriazione delle terre demaniali affidate ad alcuni “galantuomini” in epoca feudale. Nicola Rasole, uno di costoro,  si oppose fermamente e pagò con la vita, insieme a quattro famigli, questo rifiuto.

Prima dell’eccidio suo figlio Ottaviano (1780-1854), riuscì a fuggire a Montalbano. paese di sua madre,  insieme al resto della famiglia.. A Montalbano Ottaviano, fondò nel 1812 una loggia massonica e fu Gran Maestro della Vendita Carbonara. Partecipò attivamente ai moti carbonari in Basilicata del 1821. Arrestato nel maggio di quell’anno, dopo breve detenzione, viene rimandato a Stigliano. Nel 1847 riorganizza i vecchi Carbonari a Stigliano e a Montalbano e nel 1848 accetta il programma del Circolo Costituzionale Lucano. Sottoposto a sorveglianza di polizia muore nel suo paese natale.

Dopo  un ventennio circa, in quella dimora, nacquero anche i fratelli Cilento, entrambi di fama internazionale: Vincenzo nato lo 01/12/1903 (sacerdote e filosofo, socio dell’accademia dei lincei e amico di Benedetto Croce) e Nicola, nato il 10/09/1914,storico e Rettore dell’università di Salerno che a lui dedicò  la prima aula magna.


Dopo aver costeggiato le pendici del colle su cui sorgeva il Castello, e di cui si possono ammirare pochi resti, si scende da Largo Masaniello, lungo vico I Salvati, attraverso un dedalo di viuzze(vicolo I e II San Nicola, via San Nicola), fino a giungere ad uno stretto passaggio  tra vecchie case (“affio”) molto comuni in epoca medievale, che poteva, e può ancora, offrire un riparo al sole o alla pioggia.

 


Dopo  “l’affio” si scende su via Cavour, girando a destra,  dopo pochi metri, ci si trova in via De Chiara, che costeggia il palazzo della famiglia che dà il nome alla strada:  Palazzo De Chiara.

  

Restaurato in modo discutibile negli anni Ottanta (fu eliminata nella parte est del palazzo la torre circolare, di fattura angioina, inglobata nello stesso, residuo dell’antico Portello, una porta minore nelle mura medioevali del paese). I De Chiara furono una delle più antiche famiglie di Stigliano. Nel palazzo nacquero tre giuristi di fama regionale Biagio, Tommaso e Domenico Antonio, ed ebbero tutti, in periodi diversi, la carica di sindaco il più famoso, Biagio, mantenne questa carica interrottamente per più di 30 anni fino a marzo del 1920; nel 1902, durante il famoso “viaggio” fu lui ad accogliere, in qualità di  sindaco, il Presidente del Consiglio, Giuseppe   Zanardelli.

Nelle immagini  il portale con lo stemma e i segni della piccola porta del paese, “Portello, rimasta dentro le mura dl palazzo De Chiara.

 

 

 

 In fondo all’immagine  si vede la porta del muzzo, un’altra delle tre porte del paese che è stata rifatta pressappoco nelle vicinanze della originale; da qui si può osservare la parte più alta della rupe del castello e la parte posteriore di palazzo Formica.  Prima di raggiungerla girando a sinistra si trova via Portello, facendo tutta la panoramica che la strada offre, salendo a sinistra si trova una gradinata,  e, a fine vicolo,  via Chiesa


Ritornati su via Chiesa, prendendo la strada verso destra, a pochi metri si trova un piccolo largo, percorrendolo verso sinistra si raggiunge via Calata Chiesa, se si prende invece la viuzza a sinistra si raggiunge, la parete destra della Chiesa Madre e, comunque,  via Calata Chiesa. Riprendendo il cammino per via Chiesa e Calata Chiesa, ci si trova di fronte alla Chiesa Madre e cioè alla chiesa di Santa Maria Assunta.

 Se, in genere, le Chiese, i Santuari, le Cattedrali si costruiscono in cima ai monti, a simboleggiare la vicinanza al cielo e, quindi,  la penitenza che deve accompagnare il pellegrino nella sua ascesa, la Chiesa Madre di Stigliano è nel punto più basso, a simboleggiare il naturale orientamento, la dolce deriva, l’accoglienza, a braccia aperte.

La chiesa viene già citata in alcune scritture del 1500 ma verrà, nel corso dei due secoli successivi, sottoposta a profonde modifiche fino al totale  abbattimento, nel 1787, cui seguì una ricostruzione ex novo Poche le testimonianze delle due fabbriche precedenti per le quali si rimanda alla letteratura specialistica. Negli anni 20 del secolo scorso,grazie alle offerte degli stiglianesi in America, fu decorato il soffitto ligneo dal pittore Cosimo Sampietro. Il terremoto del  1980 danneggiò  la guglia del campanile e la copertura della Chiesa. In conseguenza di ciò fu necessario consolidare le strutture murarie e la  copertura della chiesa, su cui, grazie all’intervento della Soprintendenza ai Beni Artistici della Basilicata, fu possibile restaurare le decorazioni pittoriche del soffitto ligneo. Di notevole valore il polittico che ” campeggia solennemente sulla parete del Coro della Chiesa Madre”, raffigurante “l’Eterno”, un’opera monumentale, la più grande opera pittorica e lignea della nostra Regione, straordinario capolavoro del Barocco lucano”.(dall’appello del Parroco don Pino Daraio)

 

 

 

 

 Questo polittico fu  commissionato da Antonio Carafa Della Marra a Simone da Firenze, un frate francescano che operava, in quegli anni, con grandi consensi, in tutta la Basilicata.

Per  la descrizione di questo importante polittico si rimanda alla stampa specializzata, oramai disponibile, anche in loco. Piuttosto occorre dire che grazie all’intervento del Ministero dei beni culturali, Dario Franceschini, presto potrà essere restaurata questa importante opera, che versa in pessime condizioni e pure definita, nella relazione ministeriale,  un’opera del 1500 che “rappresenta una delle più importanti sopravvivenze in Basilicata della tipologia dei retabli d’altare che combinano scomparti con figure dipinte e figure intagliate” Oltre al polittico, sono degne di attenzione  la piccola statua in cartapesta raffigurante Sant’Antonio, e quella monumentale raffigurante la “Pietà”,

(Per una visita in orario in cui non sono previste funzioni occorre telefonare ai num.  tf. 3478274073 oppure  al 3493016778


Uscendo dalla Chiesa, ci sitrova di fronte ad un’ampia piazza che domina la valle del Basento,  girando a destra e costeggiando il muro del sagrato,  si trova la porticina che permette di  accedere alla cripta mentre, di fronte,  è possibile accedere al museo “Antico Frantoio”.  Il vecchio frantoio, è sito in via CalataChiesa n°12  nel rione “Chiazza”, dunque in quello che era il centro storico del comune di Stigliano.

“Catalogato già dalla metà del 1600 come centimolo macinante, viene confermato nel 1746 e nel 1813; il frantoio si compone di un locale in pietra suddiviso in due vani. Una scalinata in pietra conduce all’ingresso e da questo si accede in un’ ampia stanza dov’è collocata la prima delle due macine, entrambe a trazione animale, muli o asini; la più recente risale alla secondametà  del 1800  Sulla sinistra si ha l’accesso ad una seconda stanza,un  poco più piccola, dove si trova la seconda macina, più vecchia rispetto alla prima. Le due presse di ferro sono situate, invece, nella prima stanza sulla sinistra precedute da anfore, utilizzate come contenitori per l’acqua acqua dal pozzo. Il frantoio presenta una volta a botte, come appare dalle foto.

 

 

Utilizzato nella sua funzione originaria fino al 1940, è oggi adibito a museo. Negli anni novanta gli attuali proprietari, Rocco Derosa e Antonio Fanelli, l’hanno acquistato e trasformato in “museo della civiltà contadina”. Il museo può vantare numerosi oggetti appartenenti al mondo contadino, tra cui ceste, attrezzi per diverse arti e mestieri.

 Fra i manufatti, alcune  vetrine con statuette in legno di notevole fattura che segnano una misura delle abilità, dell’inventiva e del gusto degli artigiani di un tempo. Nella terza figura una antica misura con timbri di collaudo, fregio di corona, e la scrittura “F II,  Ferdinando secondo, comune di Stigliano 1838”.

  

Le mura della seconda stanza, la più piccola, sono quelle dell’antica fortificazione del paese in cui è ancora evidente  il profilo  di una torre, come si può costatare affacciandosi, tramite una porticina, ad un terrazzino che domina la valle del Basento.  Il panorama, a partire da Scanzano, nella parte sud-est, prosegue con Montalbano, gira per Taranto e il suo golfo, prosegue, verso ovest, con Matera fino a raggiungere i paesi della parte nord come San Mauro Forte, Grassano fino a Gravina e Altamura.

Uscendo dal museo si osservi un  colombo di pietra che sovrasta l’ingresso del frantoio e che costituisce il  simbolo  dell’antico rione o contrada, detta appunto di  “Petra Palomma” (o del colombo di pietra) che aveva inizio  qui e così è sempre riportato  nei catasti antichi.

 


E proprio via Colombo è il nome di una suggestiva vietta,  sul ciglio della montagna, ideale  per riflettere sul’esile confine fra la natura e cultura,  che si può percorrere per raggiungere  la casa contadina,  in via Colombo n.12, una casa-museo in cui il tempo sembra essersi fermato.

Sembra, infatti,  di entrarvi in punta di piedi, un attimo dopo l’uscita degli abitanti: le suppellettili,  gli strumenti attinenti la vita quotidiana, gli arredi dell’epoca, caratteristica del ceto medio basso,vanno dalla  metà dell’Ottocento fino al 1950.   


Uscendo dalla casa contadina, tornando indietro di pochi passi e prendendo a destra,  si accede a vico I calata Chiesa, successivamente per via Fieramosca e, svoltando in Vico II Fieramosca, si giunge a Palazzo Simeone.

 

 I Simeone sono una antica famiglia, presente già alla  fine del 1500 a Stigliano; dette i natali ad Alessandro nato l’08/12/1813, che cercò di smuovere le anime dei contadini poveri. Asserendo che la

 

Costituzione favoriva solo i cosiddetti “galantuomini”, li incitò  a non pagare le imposte e ad occupare i terreni demaniali. Anche per questo suo spirito ribelle fu eletto sindaco nel 1848, un anno che vide il susseguirsi di moti rivoluzionari contro i governi della Restaurazione allo scopo di sostituirli con governi liberali.  E ciò in linea con lo spirito nazionale ed europeo che vide in quegli anni, 1848 e 1849,  un’ondata di moti rivoluzionari ad opera della borghesia liberale   in tutta l’Europa. Quindi anche a Stigliano “successe un 48″.

 

 

 

 


 Prendendo per  vico II Calata  Chiesa,  girando a destra alla prima traversa,  e poi a sinistra e di nuovo a destra,  si giunge al lato nord della facciata in pietra del Palazzo Gagliardi;  girando a destra e costeggiano il palazzo, si giunge all’ingresso principal,e impreziosito da un  portale bugnato e da un bel  cortile interno, nella facciata nord.  Palazzo Gagliardi è l’ unica casa del paese connotata come palazzo e non palazziata, nel catasto onciario del 1746, e, inoltre,  non confinava con altre case. Attraverso il portale di ingresso  si nota una porta d’accesso ad un vano sottano al di sotto di un balcone e di un sottopasso che univa le diverse ali del palazzo.  Vi nacquero, nel XVI secolo, i fratelli Fabio e Carlo Gagliardi, medico e dottore in iure, le cui tombe si trovavano nella Chiesa Madre di Stigliano, segnalate anche da una lapide con i loro ritratti.

 

 

 

 

 


Dal portale a bugne del Palazzo Gagliardi, imboccando vico II Mario Pagano alla congiunzione con  via Cavour, girando  appena a destra e poi a sinistra,  si trova una piccola gradinata che costeggia l’antica forgia  usata dell’ultimo esponente della  famiglia Diruggiero che,  per più di due secoli e mezzo, tramantandosi il mestiere di padre in figlio, forniva  al paese le più belle campane.  

 

 

 

 

 

 

 


Prendendo la gradinata a destra si giunge in vico I Addolorata,  e, all’altezza di via Cavour  ci troviamo di fronte a  Palazzo Sassone

 Segnalato come “casa di rispetto” dalla Sovrintendenza, può essere considerato un tipico palazzotto nobiliare. Presenta motivi di interesse nella gradinata di accesso, nei beccatelli e nella ringhiera di un piccolo balcone sul retro  (figura a destra). Diverse le personalità nate e vissute in questa casa, medici, avvocati, sacerdoti ecc. Il 10 Giugno 1776 vi nacque Giovanbattista Sassone , che aderì al Movimento Repubblicano nel febbraio del 1779.


 

In  Vico I Addolorata,  girando a destra, dove ci si ricongiunge con via Addolorata, ad angolo con via Cavour  si trova casa Sava,  la casa in  cui nacque Giuseppe Maria Sava, di professione calzolaio, papà di Jimmy Savo, un attore affermatosi in America, nella prima metà del 900, in diversi categorie  di spettacolo: teatrale, cinematografico, musicale e televisivo ed in diversi generi: vaudeville, burlesque pantomima, giocoleria, cabaret, musical,  Il suo esordio a 13 anni, nel 1905, al Bedford Theatre. L’ultima  sua esibizione  il 20 gennaio 1959, ospite d’onore dello show televisivo The Jack Parr Show, a 67 anni”. In questa casa ha abitato anche Jimmy, verosimilmente, dal  1894 al 96. Per il momento non ci sono in vista pannelli a scopo turistico, almeno fino a quando non si provvederà ad una prima sistemazione e ristrutturazione dell’abitato. Per maggiori notizie su questo attore di origine stiglianese, si può consultare il sito www.jimmysavo.it

 

 

 

 


 Tornando in sulla via Cavour,  prima della Porta San Giovanni è bene ricordare che, sulla destra, prendendo largo Fieramosca e poi a sinistra, alle spalle delle case che danno su via Fieramosca, era ubicata la cappella intitolata a Santa Caterina d’Alessandria. Una preziosa statua della giovane Santa, realizzata nel 500, ritenuta inizialmente di fattura lapidea, grazie ai lavori di ristrutturazione si è rivelata di fattura marmorea. Si è riscontrato che anche le vesti e la corona, hanno subito alcuni rifacimenti nel corso degli anni.  Riportata al suo antico splendore è ora visibile nella chiesa di Sant’Antonio  di Padova cui appartiene.

 

 

 

 

 


Superata la porta San Giovanni, ci si trova al punto di partenza. Tale porta non sorge molto lontano da dove sorgeva la vecchia porta ma è in un punto straordinario per il belvedere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Numeri utili per l’organizzazione di visite in Musei e Chiese

 

Museo  L’angolo della memoria, tf. 3481226199 oppure 3478274073 oppure 3493016778

Museo Casa contadina,  tf 3481226199 oppure 3478274073 oppure 3493016778

Museo “Grande guerra” tf. 3481226199

Museo Demo antropologico del CEA tf. 3283033405

Chiesa Madre Santa Maria Assunta, tf. 3478274073 oppure 3493016778

Convento di Sant’Antonio  sempre aperto

 

Queste pagine possono essere scaricate in formato pdf, cliccando sul collegamento Verso la Chiesa Madre  per essere stampate o consultate sul proprio cellulare durante la passeggiate.

In alternativa un depliant pieghevole da stampare fronte/retro con mappa ed una legenda sintetica