Bisignano Francesco: un reduce della Seconda Guerra Mondiale

Bisignano Francesco: un reduce della Seconda Guerra Mondiale

Uno degli ultimi reduci stiglianesi della Seconda Guerra Mondiale, poco più di un mese fa ha compiuto 100 anni, essendo nato il 1° dicembre 1919. Auguri di una vita ancora più lunga e con la stessa lucidità di pensiero.“Sono partito per la guerra per direzione Africa, ma mai andato. Nel gennaio del 1941 per Napoli al 14° Artiglieria Guardia Frontiera, arrivato a Napoli fui trasferito a più Reggimenti, prima al 10° Artiglieria di Corpo d’Armata, nell’ottobre del 1942 in 2° Artiglieria Contraereo e dopo al 3° A. C. A. e mandato a Firenze. Sempre a Firenze, il 30 novembre trasferito al 4° Raggruppamento Contraereo e inviato per il fronte russo: la mattina del mio compleanno eravamo al confino del Brennero, appena dopo oltrepassato il confino, (quando la fortuna ti vuole aiutare la casa la sa), ci fermammo in Austria per fare rifornimento.

La locomotiva venne distaccata dal treno, noi militari rimanemmo nei vagoni, mentre la locomotiva si stava dirigendo verso i rifornimenti successe uno scontro con un’altra locomotiva, per riparare il nostro motore passarono tre giorni, in questo periodo di attesa arrivò un dispaccio al nostro comandante, dove si ordinava di cambiare destinazione, perché dove eravamo diretti per avvicendare i militari impegnati sul fronte di guerra erano stati accerchiati dall’esercito russo, così, fummo mandati sempre in Russia, ma per dare il cambio a un battaglione di Carabinieri nel fare la vigilanza ai tronchi ferroviari.

Nel periodo che siamo stati impegnati alla vigilanza abitavamo in certe baraccole dove una sera, dentro queste baracche scoppiò un grosso incendio, ci furono diversi feriti tra cui il nostro comandante del Corpo di Guardia, dato che, io avevo il grado di caporale, in quella situazione rimasi unico graduato che non rimasi coinvolto dalle fiamme, mi toccò il compito di prendere il comando in mano, fortunatamente quella situazione durò per pochi giorni.

Presto arrivarono i camion del nostro esercito per prenderci e fuggire, l’avanzata russa ormai era vicina, la ritirata fu molto lunga e faticosa, durò più di otto giorni, oltre ai chilometri da percorrere che erano più di duemila, trovammo anche diverse difficoltà, solo da Gomel fino ad arrivare a Brest-Litovsk cambiammo diversi treni.

Arrivati in Polonia non era più occupata solo dai tedeschi, più di una metà era stata presa dai russi, per percorrere la parte occupata dai nostri nemici, il rischio fu grande, i loro aerei che bombardavano ormai li sentivamo vicini, dai bombardamenti diversi tratti di ferrovia erano saltati in aria, per proseguire la nostra fuga fummo costretti a sistemare diversi binari, fino a che arrivammo dalla parte che era ancora tedesca, fortunatamente, da li fino arrivare alla nostra destinazione di Firenze le cose filarono tutto liscio.

Raggiungemmo il capoluogo toscano l’otto maggio del 1943, qui facemmo 15 giorni di contumacia, appena finita, dopo qualche giorno ci mandarono a casa con una licenza speciale di 10 giorni, fui anche fortunato, in queste giornate capitò di farmi anche la festa di Sant’Antonio, di quel giorno della festa del nostro Santo Patrono, mi successe una cosa che non dimenticherò mai, già adesso che te lo devo raccontare mi viene da piangere, mentre stavo andando in chiesa per partecipare alla processione, nella gradinata del convento incontrai la madre di Sebastiano morto sul fronte russo, guarda caso stava proprio dove noi eravamo diretti per l’avvicendamento, lo conoscevo bene qui a Stigliano ed era una persona simpaticissima, ma in Russia non ci siamo mai incontrati.

La poverina, sapendo che anch’io ero stato in Russia e fortunatamente ero rientrato vivo, si buttò addosso piangendo, abbracciandomi con parole straziante di una povera madre che aveva perso un figlio per sempre. A dir del vero nonostante sono stato diverso tempo sul fronte russo, di paesani non ho incontrato quasi nessuno, tranne che un sabato, io quel giorno sostituii un altro capoposto di un altro reparto che stava con la febbre, li per caso trovai alcuni stiglianesi, erano tutti in’attesa di nuove destinazione, incontrai: Francesco Dambrosio, Carlo Geronimo e Giuseppe Ciliberti loro erano del Genio, gli stessi mi dissero che il giorno prima era partito per altre destinazione un altro paesano Rocco Digilio, anche lui del Genio ma Telegrafista.

Appena rientrato dalla licenza, con il mio Reggimento eravamo stanziati al Deposito di Mantova, dove ho fatto il capoposto alla polveriera della stessa città, sempre al rientro, a tutti noi reduci del fronte russo ci omaggiarono di dieci biglietti per il cinema e dieci per manifestazione sportive, proprio in quel periodo ci fu l’arresto di Mussolini, per questo fatto mi scaturì una grande felicità, ma non per cosa era successo a lui, ma per quanto non si vedeva più un fascista per strada, erano tutti scomparsi, mi ricordo, la sera del 25 luglio, dopo smontato di guardia andai a vedermi un film, al ritorno dal cinema, in caserma non trovai più nessuno dei miei commilitoni, tranne l’ufficiale di picchetto che era della mia stessa batteria, il quale mi firmò anche a me il permesso, dicendomi da quel momento ero libero, allo stesso tempo in’attesa di nuove disposizioni.

Per poco tempo ognuno prese la sua strada, ma io mi mantenni nei paraggi nonostante lo sbandamento generale e la grande confusione. Molti furono rintracciati dai carabinieri che dovevano rientrare ognuno ai Depositi di appartenenza, io con altri siamo stati messi al servizio d’ordine pubblico con i carabinieri nella stazione di Bozzolo in provincia di Mantova.

L’otto settembre quando avvenne l’armistizio io prestavo servizio ancora in questa stazione, appena dopo una gran parte di militari scapparono subito, io invece, con l’aiuto di una ragazza il 22 di settembre, sempre nelle vicinanze mi accompagnò in una masseria per rifoggiarmi e anche per potermi guadagnare qualche lira lavorando, in questa lavorai per più di un mese alla raccolta dell’uva, finita la vendemmia, questi non potevano più tenermi, un’altra ragazza ci trovò un’ulteriore rifugio e sempre lavorando in un’altra azienda, in questi spostamenti con me c’era anche un altro militare della Basilicata si chiamava Celano Guglielmo della classe del 1922, era di uno dei due paesi di Castelluccio, solo non ricordo bene quale.

Mi ricordo che questo Celano mise incinta una di queste ragazze e le promise che a fine guerra l’avrebbe sposata; ma a quanto mi risulta quel “galantuomo” non mantenne la promessa, anzi, rientrato in Basilicata, addirittura si fece dare per morto. Dopo il 25 aprile quando iniziarono a scappare anche i tedeschi mi venne una grande gioia, finalmente vidi di scappare anche loro come avevamo fatto noi per diverso tempo.

Dopo la resa dei tedeschi, il 7 maggio, e la morte della Germania, con altre 4 persone tra cui c’era Celano, la mattina dell’otto maggio siamo partiti in bicicletta, dopo una giornata di pedalate, nei pressi di Bologna ci siamo persi di vista con tutti gli altri e non ci siamo più incontrati, mi vendetti la bicicletta, in auto stop arrivai fino ad Arezzo, li presi il treno, ci misi un giorno per arrivare a Roma, un giorno per Napoli e un giorno per arrivare a Grassano, qui iniziai a incamminarmi a piedi, dopo pochi chilometri si fermò un camion che trasportava traverse alla stazione, il camionista mi chiese dove dovevo andare, io gli dissi la mia destinazione, lui mi rispose: – Sali adesso andiamo a scaricare e te ne vieni con me fino ad Accettura -.

Arrivati al paese di Accettura, mi disse di aspettare un attimo, dato che doveva fare la mattina successiva un viaggio di legna per un forno a Stigliano, se era possibile di anticiparlo così coglieva l’occasione di darmi un passaggio anche a me, la cosa diventò possibile, arrivai Stigliano in tarda serata del 16 maggio del 1945 davanti il forno di Zamparella in via Principe di Napoli dove lui doveva scaricare la legna”.

Leggi di più sul sito