Don” Mario Salomone, quando anche i medici dei piccoli paesini si confrontavano con i grandi della scienza

Don” Mario Salomone, quando anche i medici dei piccoli paesini si confrontavano con i grandi della scienza

Dalle diverse pubblicazioni su riviste scientifiche fatte dal dottor Mario Salomone, presenti “nell’Archivio Storico locale di Stigliano ” L’Urrrlo del Colombo”, ho voluto estrapolare alcune parte che riguardano di casi da lui seguiti nel paese di Stigliano.

Estratto dallo “Studium” anno 1925 – Su d’un caso di Appendicite da ascaridi – complicato a parotite bilaterale e ad ascesso ipogastrico ed iliaco sinistro.

Domenico Bevilacqua, di anni 17, da Stigliano (Potenza), fabbro. Il 28-VI-’25. Dopo una lunga corsa in bicicletta, viene colpito da dolori addominali. Senza consultare nessun sanitario, prende un purgante oleoso da cui ha diverse scariche ed emette “un elminto”. Il 29 VI. Essendo sopravvenutala febbre e perdurando lo stato dolorifico, vengo consultato. Faccio diagnosi di attacco appendicolare. Borsa di ghiaccio sull’addome, riposo assoluto, digiuno completo, ghiaccio per os, oppio e belladonna. 5. VII – condizioni peggiorate dell’infermo.

Stigliano
Stigliano

Sono per un immediato intervento chirurgico e provoco un consulto; i mie colleghi sono dello stesso pare. S’invita un chirurgo per l’operazione, ma questi non è propenso ad operare l’infermo a caldo. Il 2 agosto la sera l’infermo, in preda ad intenso spavento per una stearica che sta per provocare un incendio, grida, chiede aiuto e nello sforzo sente un dolore acutissimo nella fossa iliaca di sinistra e dopo un senso di benessere. Il 10 agosto, non si sa precisamente bene come, cade dal letto. Nella nottata dolori addominali. Rivedo il paziente unitamente al Prof. Prospero Amorosi. Si tratta evidentemente di un nuovo attacco appendicolare di lieve entità. L’attacco, decorso febbrilmente , si risolve in tre giorno. Da allora ì, sino ad oggi, l’infermo è progressivamente migliorato, tanto che gli è stato permessa un’alimentazione più abbondante, e anche l’abbandono del letto.

Estratto da Rinascenza Medica anno 1926 – L’azione del parasimpatico in alcune forme di enterite muco-membranosa.
Credo utile illustrare il caso di enterite muco-membranosa a me occorse per le seguenti ragioni:
1)Perché la diagnosi fu molto laboriosa.
2) Perché è il primo caso di enterite muco-membranosa di cui la causa diretta fu un’affezione dell’apparecchio genitale maschile.
3) Perché in esso l’azione del parasimpatico risulta ben chiara.
4) Per il trattamento terapico impiantato.
F. M. , impiegato comunale, di anni 41, da Stigliano (Potenza). Niente d’importate nel gentilizio. L’infermo ha sofferto una uretrite gonococcica venti anni fa; contrasse in Albania la malaria nel 1917 e si contagiò di sifilide nel 1919.
Fece per detta malattia una cura molto blanda: 10 iniezioni di calomelano e non altro. Non sembra un nevrotico; l’alimentazione è stata varia, mai abbondate.

Nel febbraio di quest’anno notò i testicoli – specie il destro – andavano ingrossandosi. Il paziente non avvertiva dolore, ma solo senso di trazione che irradiava verso il canale inguinale e verso il sacro.
Nel marzo consultò un sanitario, il quale ordinò della pomata mercuriale, con la quale la tumefazione del testicolo sinistro sparì; non così quella di destra che rimase stazionaria. Nei primi di luglio intanto fu preso da intensi doloro addominali, consultò un sanitario. Il sanitario frattanto consigliò il riposo, purganti, disinfettanti intestinali e provocò un consulto.
In detta consultazione notai: stato generale dell’infermo alquanto soddisfacente. …

Il didimo del testicolo destro si mostra aumentato di volume del doppio, bernoccoluto ed alla pressione non molto dolente. Scartai l’idea di nevralgie per rene migrante e pensai ad una enterocolite per spasmo riflesso dell’orchite destra. Consigliai iniezioni di un preparato bismuto-arsenicale e la somministrazione di olio di paraffina. Per maggiore assicurazione l’infermo consulta ancora un valente chirurgo il quale conferma la diagnosi di “nevralgie per rene mobile”. Frattanto il paziente – inizia la cura da me proposta – migliora gradatamente dall’affezione testicolare e di pari passo di quella addominale. …

La diagnosi dell’infermo – per quanto avessi avuto ben chiara dal primo momento la visione della forma morbosa – mi lasciò titubante per il giudizio contrario emesso da altro valoroso collega e da un valentissimo libero docente in chirurgia.

Estratto Rinascenza Medica anno 1926 – comportamento della scopolamina in un parkinsoniano post-encefalitico avanzato.
Francesco Paciariello, di anni 30, sarto, da Stigliano (Potenza).
Circa sette anni fa, ancora militare, ebbe a soffrire di encefalite epidemica, dopo la quale gli rimase una tendenza ad andar soggetto a forte cefalee. Qualche tempo dopo, mentre queste cessavano, cominciò a notare una debolezza della metà destra del corpo. Era questo l’inizio di un parkinsonismo post-encefalitico che viepiù si andò organizzando.

L’infermo fece svariate cure senza alcun effetto ed in data 27 agosto venne alla mia osservazione. Il suo stato era dei più pietosi: ipertonia cospicua di tutto il corpo, la testa e il tronco in forte flessione, braccia e gambe in semiflessione, antero e retropulsione, tremori presenti ma non in forma cospicua. L’infermo ha bisogno per i movimenti, di aiuto, non può nutrirsi da sé, ancora ha difficoltà nella mastificazione per ipertonia dei muscoli ad essi addetti ed è affetto da tale scialorrea da richiedere una persona per l’assistenza. …

Sin dalla prima iniezione di scopolamina sia il sintomo tremore, come la scialorrea, come l’ipertonia si influenzano benevolmente, tanto che l’infermo, dapprima relegato in casa, si sente in grado di camminare liberamente e far visita ai parenti, si nutre di sé, e non sente il bisogno di persona che lo asciughi perché la saliva non ha più a traboccare. Mentre la cura così procedeva, il 25 settembre qualche minuto dopo la somministrazione, l’infermo vien colto da forti disturbi ed io vengo chiamato d’urgenza e lo trovo in preda ad avvelenamento acuto. … in queste condizioni decido di sospendere la scopolamina e di continuare la cura (dopo un lungo periodo di riposo assoluto) con la sola bellafolina. Questa, usata isolamento, determina qualche benefica influenza su alcuni sintomi es. la scialorrea ma non modifica affatto il tono dei muscoli.

Estratto dallo Studium anno XVI N. 1 1926
TRATTAMENTO DELLA PUSTOLA MALIGNA NEI SUOI VARI STADI

Il triste privilegio della Basilicata (quello di tenere, in Italia, il primo posto per gli ammalati di carbonchio) mi fornisce materiale importante per una discussione diffusa sul trattamento nella pustola maligna.
Non tardo ad asserire, che, se a tempo si presenta alla nostra osservazione un infermo con pustola maligna, e la diagnosi vien fatta, egli non corre più alcun pericolo.

Le statistiche, dopo l’uso del siero anticarbonchioso, riducono in Italia la mortalità per carbonchio al 5,3 per cento. Non credo di esagerare nell’asserire che, con una diagnosi precoce e con una terapia ben fatta, la percentuale dei morti per carbonchio deve scendere allo o per cento. Ho presente una statistica di oltre 60 ammalati di pustola maligna curati negli anni da me, dal dott. Giuseppe Salomone e dal dott. Francesco Salomone. Ebbene, di essi, due soli furon colpiti da esito letale: tutti e due vennero alla nostra osservazione assai tardi dopo che in un caso fu errata la diagnosi e nell’altro si abusò della pomata al “vitelli nato di rame”….
È difficile essere consultati agli inizi primissimi di una pustola maligna; da noi, ove il carbonchio è di fusso, capita qualche volta. …

È stata un po’ di moda, le comunicazioni che il dott. Filardi ha fatto sulla “Gazzetta medica napoletana” nell’anno 1924, la pomata al vitellinato di rame. Detta terapia nasce dall’empirismo; contro la pustola maligna in un paesello della Basilicata, Oliveto Lucano, viene usata ed abusata una pomata così formulata. … Da esperienza personale desumo che detto farmaco è efficacissimo, ma solo quando la pustola non sia accompagnata da fenomeni generali. Il Filardi ha comunicato alcuni casi di pustola maligna con gravi fenomeni generali guariti col metodo che egli ha divulgato. Io consiglio ciò: uno dè nostri decessi fu dovuto ad abuso di detta pratica. …

Grazie agli studi dello Sclavo prima, e di altri autori poi, noi possediamo oggi un siero specifico di altissimo valore terapeutico e nel quale possiamo riporre la più illimitata fiducia. … stigliano (Potenza), ottobre 1925.

Estratto dallo “Studium”, anno 1926 – Strabismo convergente ed eredo-lue.
Ed è per ciò che sono indotto a scrivere una breve nota, sperando che altri, più competenti di me, possano, tornando sull’argomento, farvi una luce completa. ….
Poco tempo fa fui consultato perché una bambina, di due mesi era affetta da vomito. L’esame obbiettivo concludeva per un vomito abituale, e un concomitante lieve tumore splenico ne faceva supporre l’origine eredo-luetica. Non tardai a dare come “certa” detta origine solo perché la bambina aveva uno “strabismo convergente”. La famiglia non si manifestò punto sorpresa della mia diagnosi, e mi fece noto che il padre dell’inferma era in cura e da molto tempo per sifilide grave. Il trattamento antiluetico migliorò in breve.

Estratto da: Rinascenza Medica anno 1926 – Flemmone settico della mano probabile elemento patogenetico e curativo di uno stato malinconico puro.
Iannicella Lucia, di anni 40, contadina, da Stigliano (Potenza). Negativa l’anamnesi famigliare per le psicosi in genere. Ha sofferto parecchi anni fa nelle Americhe un flemmone alla mano destra. Alla fine del mese di settembre dello scorso anno cadde da un quadrupede ed ebbe a battere a terra col pollice della mano destra. Pochi giorni dopo, poi, si punse con una spina al pollice della destra. Non si sa precisamente se per l’una o l’altra causa cominciò a gonfiarsi la mano.

Il 3 ottobre l’inferma si presenta alla mia osservazione. La mano si mostra enormemente tesa, dolente, gonfia, vi è evidentemente, una minaccia di flemmone, pratico degli impacchi e consiglio delle iniezioni di siero antistreptococcico, a quest’ultimi l’ammalata si rifiuta temendo che esse possano venire a suppurazione. Il 7 ottobre la paziente mi fa sapere, con mia sorpresa di non aver più bisogno del medico, perché migliorata. Due giorni dopo precisamente l’11 ottobre i famigliari vedendo che il braccio è enormemente gonfio, vi è febbre alta e le facoltà mentale si mostrano peggiorate, mi vengono a richiamare. Noto la diffusione del flemmone si è esteso a tutto il braccio; di più si accenna uno “stato malinconico”. Pratico diverse incisione, dippiù inietto 20 cc. Di siero, poco dopo l’intervento chirurgico, l’inferma è presa da intensa agitazione, co crisi d’angoscia e delirio , nello stato di agitazione si strappa la medicatura e percuote le persone che cercano di evitarle il male, Il seguente 12 ottobre l’agitazione è ancora intensa, per cui mi riesce quasi impossibile rinnovare la medicatura, il disordine effettivo è ancora più forte perché l’inferma, secondo il costume paesano, piange, si strappa i capelli, si graffia il viso, “perché è morta”, ha allucinazioni uditive perché “sente il campanello delle congreghe religiose che chiamano a raccolta gli affiliati per il suo accompagnamento funebre”.

Il 13 ottobre si è arrestato; la febbre è più bassa; le condizioni psichiche stazionarie. L’ammalata deve essere preda di intense allucinazioni terrorifiche, enormemente agitata, si divincola dalle persone che la trattengono, e nuda, scarmigliata, brancola per terra, si rifugia negli angoli più reconditi della casa, si dispera che anche “il marito, presente, è morto e che la casa va in rovina”. Nei giorni seguenti le condizioni psichiche si mantengono stazionarie, per cui è necessario insistere sull’oppio, sui purganti e nei momenti di agitazione muscolare intensa ricorrere alla scopolamina. Man mano però i disturbi effettivi declinino, finché nel corso di meno di venti giorno la psicosi sembra completamente estinta. …
Questo è un caso lampante di malinconia sorta come tale, in soggetto costituzionalmente sano … D’altronde il caso in parola ci dà adito ad altra considerazione: che non tutte le distimie sono costituzionali ed ereditari. Son anch’esse la maggioranza, però alcune psicosi effettive sono puranche acquisite o per cause accidentali o per un lento accumularsi d’intime modificazioni dell’organismo dovute probabilmente a cause esterne.

Estratto da: Rinascenza Medica anno 1926 – La zecca dei cani quale corpo estraneo dell’orecchio umano .
Per quanto io sappia, poco si è scritto su l’azione che alcuni insetti spiegano come corpi estranei dell’orecchio. Tuttavia tale evenienza non è molto rara. Difatti io in tre anni ho potuto osservarne due casi, unitamente al dott. Francesco Salomone (il quale poi per suo conto ne ha osservati altri due): uno di una donna alquanto anziana e l’altro in un giovanotto, entrambi contadini. L’insetto indovato nell’orecchio era la zecca dei cani (Arietola, Ixsodes ricenus) ed era inserita sulla membrana del timpano.

Una particolarità degna di nota è questa: che i casi osservati si sono avuti sempre in contadini e nella stagione estiva. … È da tener presente che la zecca, nei primi tempi del suo sviluppo, vive sugli alberi o sui cespugli, dai quali pio si lascia cadere su gli ospiti, specie su i cani da caccia. Non è probabile per ciò che essa, durate le ore canicolari, possa, cadendo, capitare nell’orecchio esterno di quegli agricoltori che riposano all’ombra di qualche vegetazione arborea.

Altra particolarità è questa: che l’arietola, pur cadendo nell’orecchio esterno, si porta sempre verso la membrana del timpano. E ciò per due ragioni: a) perché l’insetto, cadendo mente il paziente è coricato, suo pondere, si porta, sino ad essa; b) perché trova sulla membrana miglior terreno per la suzione del sangue. ..

Estratto da Rinascenza Medica 1927 – I corpi estranei viventi dell’orecchio ed il mio metodo di cura.

Già in altro mio lavoro parlando del posto che la zecca dei cani ha tra i corpi estranei dell’orecchio, accennavo ai benefici effetti che una soluzione di ittiolo apportava nel distacco di sì pericolo insetto. …
Mi piace descrivere, come migliore dimostrazione, due casi occorsomi negli ultimi tempi.
1° )Si tratta di una bimba di 2 anni, che la notte viene colto da forte dolore all’orecchio sinistro. … Pratico il bagno dell’orecchio esterno con la soluzione, ittiolo-sublimata. Dopo poche ore l’insetto è staccato, e data la sua vicinanza al meato uditivo, non occorre neanche il lavaggio per estrarlo.
2°) Una signorina di 18 anni, improvvisamente viene colta da fortissimi dolori all’orecchio sinistro e d’urgenza consulta il dott. Francesco Salomone che, presso la membrana timpanica, riscontra un corpicino nerastro. Sospetta una zecca infissa alla membrana. … l’ammalata si aggrava. … questo stato permane per una settimana, tanto che si è decisi di condurre l’inferma in un centro ed affidarla ad uno specialista.

Ma il dott. Francesco Salomone vuole dapprima tentare l’installazione della soluzione ittiolo-sublimata e me ne chiede la prescrizione. Ciò perché memore di un caso brillantemente trattato assieme nel 1925 (contadino con zecca infissa alla membrana del timpano). Instillazione nell’orecchio, ripetuto due volte nella giornata, l’indomani lavaggio dell’orecchio, che dà esito. Per quanto la mia casistica sia breve, pur tuttavia sono cosi importanti, che dovrebbe indurre altri sperimentatore ad usare il mio metodo per i corpi estranei viventi dell’orecchio.
tempo sia il vomito come lo stato generale; non influenzò punto il vizio oculare. …

Per riconoscenza e far conoscere l’impegno che c’è stato, da persone illustre del nostro paese, come il dottor Don Mario Salomone e non solo.


Rocco Derosa

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