Don Pietro Arciprete Tancredi

Don Pietro Arciprete Tancredi

Il mistero di una morte tramandata oralmente fino ai giorni nostri. Ancora oggi tante persone raccontano, la morte di questo sacerdote avvenuta per avvelenamento durante la funzione religiose appena bevuto il vino. Prendendo spunto da quello che hanno scritto Mario e Giovanni Sansone nel secondo volume Storia di Stigliano:
“Stigliano rappresenta una cosa, se non unica, molto rara. L’Arciprete Pietro Tancredi, un sacerdote di cultura ed esimio predicatore, già Vicario Generale della Diocesi di Tricarico, prima di assumere la carica di Arcipretale, riesce a mantenere la concordi tra i 25 preti del paese, suddividendo tra loro in parti uguali la rendita della Chiesa Parrocchiale”.

Don Pietro Arciprete Tancredi
Don Pietro Arciprete Tancredi

Dopo questa indicazione, facendo ulteriori approfondimenti si nota che, qualche cambiamento nella chiesa di allora con la sua nomina qualcosa di nuovo successe, già guardando gli arcipreti che lo avevano preceduto, questi tutti discende vena di famiglie, così detti magnifici o dall’alta borghesia agraria, invece Pietro Tancredi era figlio di un semplice mastro muratore, considerando anche il periodo, da pochi anni avvenuto l’Unita d’Italia, era ancora talmente forte è presente il potere della vecchia borghesia e ancora con grossi intrallazzi famigliari tra i sacerdoti e uomini politici, il povero don Pietro sicuramente ha tentato di cambiare qualcosa contro i forte arricchimenti e i grandi imbrogli da parte di alcuni preti, in parte ci sarà anche riuscito, forse proprio a questo riguardo gli sarà costata vita, tali imbrogli e intrallazzi tra i così detti galantuomini e i reverenti, si nota anche da come è stata trascritta la sua morte, con totale discordanza tra i vari registri. Nel registro dei morti della Chiesa Madre riporta:
“ il 29 maggio 1867 muore l’Arciprete don Pietro Tancredi di anni 60, figlio quantum Gennaro et Laura Marinazzo, rende la sua anima a Dio, sepolto in cimitero. Et Fidem.

Nei registri di morte dello stato civile:
“L’anno 1867, il giorno 31 del mese di maggio alle ore 10 antimeridiane nella casa comunale di Stigliano. dinanzi a me Michele Calbi Segretario del Comune di Stigliano, Circondario di Matera, Provincia di Basilicata, delegato alle funzioni di Ufficiale dello Stato Civile. (…) Sono comparsi Maurizio Santoro fu Francesco, di anni 30, civile e Michele Cappucci fu Ruggiero, di anni 40, bracciante, ambo domiciliati a Stigliano, informati, del fatto della morte, i quali mi hanno dichiarato che nel giorno 30 dello spirante mese di maggio alle ore 12 meridiane, è morto nella propria casa sita in Stigliano alla strada San Martino Don Pietro Tancredi di professione Arciprete, domiciliato a Stigliano, figlio dei furono Gennaro, e Laura Marinazzo, celibe, essendomi personalmente assicurato in esecuzione della legge della morte suddetta, come sopra dichiarato, ne ho formato il prescritto processo verbale, scritto contemporaneamente sui due registri originali”.

Invece dal “Libro di morte dei Sacerdoti”, istituito proprio da lui nel 1855, su questo registro è stato trascritto anche di come è avvenuta la morte:
“Nato a dì quattro Maggio 1807 figlio di Gennaro e Laura Marinazzo. Volato in grembo a Dio nel giorno dell’Ascensione del 1867, pochi minuti dopo la celebrazione solenne della Messa, e dopo aver spezzato il pane della divina parola ai suoi filiani”.

Andando un pochino oltre a cercare per capire, porta ancora di più a considerare che l’arciprete Tancredi era una persona molto scomoda per il clero di allora, come da un atto notarile fatto dal notaio Filippo Laviani del 21 ottobre 1859, dove la signora …. Figlia del fu Prospero dona al sacerdote (di antica borghesia agraria)… “alcuni suoi fondi rustici ed urbani, con l’obbligo di pagare a questo Reverendo Clero di Stigliano, seguito appena il decesso di lei, la somma di lire duecento dodici e cinquanta centesimi, pari a ducati cinquanta, a titolo di legato perpetuo a condizione che esso Clero dovesse celebrare annualmente cinque messe cantate semplici in suffragio dell’anima sua e del suo defunto marito Francescantonio. Lo stesso sacerdote che era stato incaricato dalla signora con l’avallo di alcuni altri preti, guarda caso dopo pochi giorni dalla morte dell’Arciprete Tancredi, il 15 giugno 1867, con una scusa che la chiesa aveva bisogni di soldi, con la stessa cifra accordata nel 1859, fa intestare il tutto alla signora … sua concubina da cui relazione erano nati 4 figli, i fondi urbani, alcuni fabbricati confinante con il fabbricato del sacerdote, dove conviveva con la sua compagna e i figli, servirono ad ingrandire la loro casa e farla diventare palazzo.

Si racconta anche, ma senza nessuna documentazione, lo stesso sacerdote, all’arrivo dei briganti nel mese di novembre del 1861 a Stigliano, fu colui che indicò a questi, che nel convento di Sant’Antonio si era nascosto un soldato ferito del così detto “Esercito Piemontese”, nato a Potenza da genitori potentini, il poverino quando fu trovato dai briganti, lo linciarono e dopo lo uccisero, il padre più volte scrisse al comune di Stigliano e una volta venne personalmente alla ricerca del corpo del figlio per poterselo portare a Potenza, mi sa che non riuscì a trovarlo, forse si accontentò della sola sentenza del Tribunale di Potenza:

“La morte di Antonio Cupolo di Vincenzo di Potenza, avvenuta in questo comune di Stigliano nel dì 10 del corrente mese di novembre è stata supplita con sentenza del Tribunale Circondariale di Potenza nel dì 5 maggio 1862 che è stato registrato nei registri di atti diversi di detto anno al numero d’ordine 5. Stigliano 20 maggio 1862”.

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