L'angolo della Memoria e Museo civilta' contadina https://www.angolodellamemoria.eu Tue, 10 Sep 2019 11:17:20 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.3 Don Pietro Arciprete Tancredi https://www.angolodellamemoria.eu/don-pietro-arciprete-tancredi.html https://www.angolodellamemoria.eu/don-pietro-arciprete-tancredi.html#respond Tue, 10 Sep 2019 11:16:30 +0000 http://www.angolodellamemoria.eu/?p=3492

Il mistero di una morte tramandata oralmente fino ai giorni nostri. Ancora oggi tante persone raccontano, la morte di questo sacerdote avvenuta per avvelenamento durante la funzione religiose appena bevuto il vino. Prendendo spunto da quello che hanno scritto Mario e Giovanni Sansone nel secondo volume Storia di Stigliano:
“Stigliano rappresenta una cosa, se non unica, molto rara. L’Arciprete Pietro Tancredi, un sacerdote di cultura ed esimio predicatore, già Vicario Generale della Diocesi di Tricarico, prima di assumere la carica di Arcipretale, riesce a mantenere la concordi tra i 25 preti del paese, suddividendo tra loro in parti uguali la rendita della Chiesa Parrocchiale”.

Don Pietro Arciprete Tancredi
Don Pietro Arciprete Tancredi

Dopo questa indicazione, facendo ulteriori approfondimenti si nota che, qualche cambiamento nella chiesa di allora con la sua nomina qualcosa di nuovo successe, già guardando gli arcipreti che lo avevano preceduto, questi tutti discende vena di famiglie, così detti magnifici o dall’alta borghesia agraria, invece Pietro Tancredi era figlio di un semplice mastro muratore, considerando anche il periodo, da pochi anni avvenuto l’Unita d’Italia, era ancora talmente forte è presente il potere della vecchia borghesia e ancora con grossi intrallazzi famigliari tra i sacerdoti e uomini politici, il povero don Pietro sicuramente ha tentato di cambiare qualcosa contro i forte arricchimenti e i grandi imbrogli da parte di alcuni preti, in parte ci sarà anche riuscito, forse proprio a questo riguardo gli sarà costata vita, tali imbrogli e intrallazzi tra i così detti galantuomini e i reverenti, si nota anche da come è stata trascritta la sua morte, con totale discordanza tra i vari registri. Nel registro dei morti della Chiesa Madre riporta:
“ il 29 maggio 1867 muore l’Arciprete don Pietro Tancredi di anni 60, figlio quantum Gennaro et Laura Marinazzo, rende la sua anima a Dio, sepolto in cimitero. Et Fidem.

Nei registri di morte dello stato civile:
“L’anno 1867, il giorno 31 del mese di maggio alle ore 10 antimeridiane nella casa comunale di Stigliano. dinanzi a me Michele Calbi Segretario del Comune di Stigliano, Circondario di Matera, Provincia di Basilicata, delegato alle funzioni di Ufficiale dello Stato Civile. (…) Sono comparsi Maurizio Santoro fu Francesco, di anni 30, civile e Michele Cappucci fu Ruggiero, di anni 40, bracciante, ambo domiciliati a Stigliano, informati, del fatto della morte, i quali mi hanno dichiarato che nel giorno 30 dello spirante mese di maggio alle ore 12 meridiane, è morto nella propria casa sita in Stigliano alla strada San Martino Don Pietro Tancredi di professione Arciprete, domiciliato a Stigliano, figlio dei furono Gennaro, e Laura Marinazzo, celibe, essendomi personalmente assicurato in esecuzione della legge della morte suddetta, come sopra dichiarato, ne ho formato il prescritto processo verbale, scritto contemporaneamente sui due registri originali”.

Invece dal “Libro di morte dei Sacerdoti”, istituito proprio da lui nel 1855, su questo registro è stato trascritto anche di come è avvenuta la morte:
“Nato a dì quattro Maggio 1807 figlio di Gennaro e Laura Marinazzo. Volato in grembo a Dio nel giorno dell’Ascensione del 1867, pochi minuti dopo la celebrazione solenne della Messa, e dopo aver spezzato il pane della divina parola ai suoi filiani”.

Andando un pochino oltre a cercare per capire, porta ancora di più a considerare che l’arciprete Tancredi era una persona molto scomoda per il clero di allora, come da un atto notarile fatto dal notaio Filippo Laviani del 21 ottobre 1859, dove la signora …. Figlia del fu Prospero dona al sacerdote (di antica borghesia agraria)… “alcuni suoi fondi rustici ed urbani, con l’obbligo di pagare a questo Reverendo Clero di Stigliano, seguito appena il decesso di lei, la somma di lire duecento dodici e cinquanta centesimi, pari a ducati cinquanta, a titolo di legato perpetuo a condizione che esso Clero dovesse celebrare annualmente cinque messe cantate semplici in suffragio dell’anima sua e del suo defunto marito Francescantonio. Lo stesso sacerdote che era stato incaricato dalla signora con l’avallo di alcuni altri preti, guarda caso dopo pochi giorni dalla morte dell’Arciprete Tancredi, il 15 giugno 1867, con una scusa che la chiesa aveva bisogni di soldi, con la stessa cifra accordata nel 1859, fa intestare il tutto alla signora … sua concubina da cui relazione erano nati 4 figli, i fondi urbani, alcuni fabbricati confinante con il fabbricato del sacerdote, dove conviveva con la sua compagna e i figli, servirono ad ingrandire la loro casa e farla diventare palazzo.

Si racconta anche, ma senza nessuna documentazione, lo stesso sacerdote, all’arrivo dei briganti nel mese di novembre del 1861 a Stigliano, fu colui che indicò a questi, che nel convento di Sant’Antonio si era nascosto un soldato ferito del così detto “Esercito Piemontese”, nato a Potenza da genitori potentini, il poverino quando fu trovato dai briganti, lo linciarono e dopo lo uccisero, il padre più volte scrisse al comune di Stigliano e una volta venne personalmente alla ricerca del corpo del figlio per poterselo portare a Potenza, mi sa che non riuscì a trovarlo, forse si accontentò della sola sentenza del Tribunale di Potenza:

“La morte di Antonio Cupolo di Vincenzo di Potenza, avvenuta in questo comune di Stigliano nel dì 10 del corrente mese di novembre è stata supplita con sentenza del Tribunale Circondariale di Potenza nel dì 5 maggio 1862 che è stato registrato nei registri di atti diversi di detto anno al numero d’ordine 5. Stigliano 20 maggio 1862”.

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Trasformisti, profani e menzogneri. L’ultimo libro di Antonio Bisignano https://www.angolodellamemoria.eu/trasformisti-profani-menzogneri-lultimo-libro-antonio-bisignano.html https://www.angolodellamemoria.eu/trasformisti-profani-menzogneri-lultimo-libro-antonio-bisignano.html#respond Fri, 14 Apr 2017 21:48:17 +0000 http://www.angolodellamemoria.eu/?p=2059

BISIGNANOMilano – A giorni in libreria l’interessante saggio di Antonio Bisignano ispirato da spunti di letture avide e disordinate sulle categorie umane. Un occasione per rovistare fra i capolavori della letteratura universale con l’intento di stuzzicare la fantasia, incuriosire e invogliare chi finora non si sia ancora imbattuto in certi scrittori, ma soprattutto in certi libri.Parafrasando un frammento del «Pedro Páramo» di Juan Rulfo, scrittore culto ispano-americano, al quale per rendergli omaggio attinge l’inarrivabile Gabriel García Márquez nel partorire il celebre incipit di «Cent’anni di solitudine», anche lo scrivente… ha ricordato molti anni dopo del pomeriggio in cui l’autore di questi “spunti da letture avide e disordinate sulle categorie umane” lo ha introdotto davanti al plotone di volumi che incurvano i ripiani della sua zeppa libreria, per fargli conoscere l’angolo segreto in cui custodisce le passioni letterarie.

 

Uno di fianco all’altro i dorsi delle opere, adornati da differenti tipologie di caratteri, alcuni foderati in pelle, altri rivestiti in tela, molti cartonati e in bianca carta patinata, immobili aspettano quotidianamente di essere scelti, afferrati dalle dita, rispolverati.

Ma i dorsi, come un cappotto incollato e cucito alla piega delle pagine, impavidi alla corrosione del tempo, sono solo l’avanguardia ostinata, l’anta che tiene insieme l’impalcatura degli scrigni colmi dello scibile umano. Su questo spazio esiguo e verticale i minuscoli titoli stampati sgomitano per farsi notare. Ammiccano al pari di neon fluorescenti con l’intento di sedurre occhi curiosi.

Giunti al cospetto della grande muraglia di carta i molteplici sguardi sul mondo e sull’umanità sono a portata di mano, impazienti d’incrociare qualche anima in pena bisognosa di conforto morale e ideale. Ma badate bene, i libri, che siano scritti dalla penna del famoso Gogol o della meno nota Caterina Percoto, sanno essere anche perfidi e cattivi, al punto da vivisezionare l’indole umana e determinarne le più immonde classificazioni.

Una vera manna per il bramoso, acuto e guizzante estensore di questo prezioso libriccino, poter rovistare fra i capolavori della letteratura universale con l’intento, scevro da qualsiasi prosopopea e da ambizioni esaustive, di stuzzicare la fantasia, incuriosire e invogliare chi finora non si sia ancora imbattuto in certi scrittori, ma soprattutto in certi libri.

Pescando nel pozzo della memoria, con estrema sintesi l’autore sottopone al lettore brevi passaggi di storie il cui comune denominatore è la suddivisione, l’incasellamento dell’uomo in categorie. Una sorta di viaggio, ma anche un invito, alla scoperta dei caratteri e della follia che rendono tragica quanto affascinante la commedia umana.

Giuseppe Colangelo

ANTONIO BISIGNANO

ANTONIO BISIGNANO

Antonio Bisignano, lucano di Stigliano trapiantato da anni a Prata Sannita nel casertano, è laureato in Giurisprudenza. Dirigente dell’Agenzia delle Entrate, nel corso della sua carriera ha scritto su riviste specializzate interessanti articoli di diritto. È autore di alcuni saggi di carattere storico, tra cui Il dovere del ricordo – Profilo biografico dei caduti e dei dispersi pratesi nella II Guerra Mondiale (2011) e Memorie di una tragedia – Il caso dell’artigliere Leonardo Rasulo (2015).

Il volume “Trasformisti, profani e menzogneri” è uscito in allegato al n° 40 di Marzo-Aprile 2017 della rivista “Qui Libri”. Per chiedere copia del periodico e del volume di Antonio Bisignano contattare:

Qui Libri, Via Ampére n° 40, 20131 – Milano, Tel. 02.2363784 -335405459

redazione@quilibri.eu

www.quilibri.eu

Moretti & Vitali, Via segantini n° 6°, 24120 – Bergamo, Tel.035.251.300

Info@morettievitali.it

www.morettievitali.it

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STIGLIANO CASE IN ABBATTIMENTO A VILLA MARINA https://www.angolodellamemoria.eu/stigliano-case-in-abbattimento-a-villa-marina.html https://www.angolodellamemoria.eu/stigliano-case-in-abbattimento-a-villa-marina.html#respond Sun, 09 Apr 2017 21:36:33 +0000 http://www.angolodellamemoria.eu/?p=2055

villa marina stigliano

villa marina stigliano

Stigliano (MT) – Ormai è certo che il Comune di Stigliano avvierà i lavori di abbattimento alle case della prima fila dell’antichissimo quartiere detto San Pietro, oggi censite in Via Salvatore Correale, queste case fanno parte alla cosidetta legge Senise. Di questa legge al momento non riteniamo giusto dare dei pareri positivi o negativi, a noi dell’Associazione dell’Angolo della Memoria in questo caso ci può stare bene anche l’abbattimento di quei piani alti costruiti tra gli anni 1960 e alla seconda metà degli anni 70, sappiamo anche che l’ultimo piano dell’ultima casa a destra, per colpa di una scadente maestranza o progettazione, una trave mal fatta su una delle finestre che da verso Via San Vincenzo sta spingendo il muro e sta diventando pericoloso sia per l’incolumità delle persone, sia per i danni che può causare ad altre abitazione.

Invece chiediamo che venga fatto un abbattimento intelligente per il rispetto dell’antichità. Da una foto degli anni 50 del secolo scorso, si vede benissimo che la file delle case erano composte tutte su un solo piano, e preservare la veduta che offre la piazza sovrapposta (Largo Villa Marina). Per questa veduta spettacolare, tanti cittadini, anche nei periodi invernali, vengono a farsi delle meravigliose passeggiate, per ammirare le albe e i giochi di luce che crea il sole specchiandosi nel mar Jonio.
Diversi artisti hanno preso spunto da questo luogo, come i fotografi, Franco Pinna, Fosco Maraini (antropologo), il pittore Luca Vernizzi quando scende a Stigliano sceglie questi luoghi per tovare le sue ispirazioni.

Per avvalorare la dedica fatta alla fine degli anni 40 del 900 al nostro comune dal signor Luigi Cortesi di Bergamo, passeggiando in questa zona rimase colpito e scrisse il suo pensiero su una carta di certificato dell’epoca del nostro comune:
“Al Comune di Stigliano, avete il dono di possedere uno dei più belli panorami sull’Italia, sono addirittura commosso, turista di passaggio Luigi Cortese di Bergamo, W l’Italia e la modesta e forte Basilicata”.

L’Angolo della Memoria
Via Colombo, 12 – 75018 Stigliano (MT)

Di seguito, la copia della lettera che abbiamo inviato ai vari enti.

Al Sindaco del Comune di Stigliano (in sede)
Al Responsabile Tecnico del procedimento (in sede)
Alla Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Matera
Via XX Settembre, 2
75100 MATERA

Alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e paesaggistici
Commissione del Paesaggio
Recinto II D’Addonzio, 15
75100 MATERA

OGGETTO: Abbattimento Edifici Villa Marina

Preso atto che codesto Comune di Stigliano, come da V.S. inaziativa, si deve procedere alla demolizione parziale di alcuni edifici di Villa Marina, la scrivente Associazione l’Angolo della Memoria, nell’ambito delle sue finalità istituzionali, tenuto conto che i tetti di tali edifici per la loro particolarità di essere sottoposti a Villa Marina, rivestono carattere di bene paesaggistico, invita il Comune di Stigliano ad eseguire la copertura dei piani bassi, non soggetti a demolizione, con tetti a falde e copertura in tegole, così come prescrive ai privati cittadini, tutto ciò per evitare gli scempi effettuati nel passato costituiti da coperture piane impermeabilizzate con guaine bitumate.

Voglia la Commissione del Paesaggio della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata – Sede di Matera di Matera, venire sul luogo ed effettuare un sopralluogo ricognitivo nonché vigilare sulle operazioni di demolizioni in ragione della tutela paesaggistica anche se non inclusa nei vostri elenchi. Si ritiene utile precisare che siamo in grado di fornire materiale documentale attestante l’esistenza di tale lotto edilizio già nella compra di Stigliano del 1600.

Voglia la Prefettura – Ufficio del Governo di Matera, nella persona della Dott.ssa Antonia BELLOMO interessare gli organi competenti per vigilare sull’idoneità del metodo di abbattimento previsto e soprattutto delle opere accessorie da realizzarsi a tutela dei fabbricati sottostanti e/o adiacenti, quali contrafforti, cordoli, palificazioni ecc.

Rocco Derosa

Stigliano 5 Aprile 2017

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STIGLIANO. APPELLO DI DON PINO DARAIO PER SALVARE IL PATRIMONIO ARTISTICO ECCLESIASTICO STIGLIANESE https://www.angolodellamemoria.eu/stigliano-appello-di-don-pino-daraio-per-salvare-il-patrimonio-artistico-ecclesiastico-stiglianese.html https://www.angolodellamemoria.eu/stigliano-appello-di-don-pino-daraio-per-salvare-il-patrimonio-artistico-ecclesiastico-stiglianese.html#respond Fri, 25 Nov 2016 15:56:33 +0000 http://www.angolodellamemoria.eu/?p=2048

Stigliano polittico chiesa madre

Stigliano polittico chiesa madre

Stigliano – Di don Pino Daraio. Carissimi amici stiglianesi e amici che amate il patrimonio artistico della Basilicata, da un po’ di anni la nostra comunità ha intrapreso un’affascinante avventura di restauro e di valorizzazione del vasto patrimonio artistico ecclesiastico, segno e memoria di un’importante storia culturale e religiosa lungo i secoli di vita del nostro Comune.

Quest’avventura è stata resa possibile da un’importante rete di collaborazione e di corresponsabilità che le Parrocchie hanno intrecciato con Associazioni e Istituzioni che operano sul territorio – ricordo e ringrazio innanzitutto il Centro studi Rocco Montano col suo presidente, il prof. Enzo Villani, il FAI regionale, con la nascita di una Delegazione FAI anche nel nostro paese, l’Istituto Superiore Alderisio di Stigliano con la Dirigente Michela Antonia Napolitano e i suoi collaboratori, l’Associazione “L’Angolo della memoria” (per l’importante recupero della Chiesa di San Vincenzo).

Il nostro desiderio è quello di salvare un patrimonio notevole e apprezzato e di valorizzarlo perché possa diventare fruibile per tutti, conosciuto ed amato, e, se Dio vuole, anche un volano di crescita e di futuro per la nostra realtà sociale.

I nostri sforzi sono concentrati sull’opera maggiore, il meraviglioso e grande Polittico che campeggia solennemente sulla parete del Coro della Chiesa Madre, attribuito al pittore toscano Simone da Firenze (almeno nella parte superiore raffigurante “l’Eterno” del 1521), un’opera monumentale, la più grande opera pittorica e lignea della nostra Regione, straordinario capolavoro del Barocco lucano.

Purtroppo l’opera versa in gravi situazioni a causa delle tarme e di altri insetti del legno che infestano la più importante e rappresentativa opera d’arte, opera identitaria per la comunità di Stigliano insieme al Crocifisso miracoloso del ‘600 della scuola di frate Umile da Petralia conservato nel Convento.

Inoltre l’opera avrebbe bisogno di un restauro importante che consentisse anche una ripresa di interesse e di studi; ripeto convintamente, un manufatto rappresentativo dello stesso patrimonio lucano, un bene di primaria importanza per la nostra regione.

Numerose sono state le iniziative per attirare l’attenzione delle Istituzioni e della comunità intorno al Polittico negli ultimi anni, in collaborazione stretta con il Centro Studi “Rocco Montano, il FAI e le Scuole.

stigliano-chiesa-madre

stigliano-chiesa-madre

Queste sono le opere più importanti ma il patrimonio, però, è molto ricco e l’impegno richiesto è notevole. Il cammino intrapreso ci ha portato a restaurare la bellissima sculturea lignea raffigurante “Sant’Antonio di Padova”, opera inedita del ‘600, l’antica statua del nostro Patrono conservata nel Convento; la piccola statua in cartapesta del nostro Patrono, dono di Bina Ripullone nel 1903 al Santuario di Santa Maria, dove è stata ricollocata lo scorso settembre; la monumentale statua in cartapesta della “Pietà”, dono della famiglia Peragine alla Chiesa Madre di Stigliano nel 1926.

Attendiamo il rientro a Stigliano della statua lignea di “Santa Maria”, attualmente in restauro a Matera, un’opera lignea straordinaria, probabilmente opera cinquecentesca rifatta quasi completamente tra ‘800 e ‘900 e che vogliamo riportare nella forma originaria, e, inoltre, un meraviglioso inedito in cartapesta del ‘700 raffigurante la “Madonna Immacolata” di proprietà del Convento. A giorni, grazie agli accordi con la Soprintendenza lucana, rientrerà e sarà ricollocata nel Convento la settecentesca tela del Guarino, restaurata dalla Soprintendenza e raffigurante “Il Beato Duns Scoto che intercede presso la Vergine Immacolata”. E siamo solo all’inizio….

Noi contiamo sull’aiuto di tutti, vogliamo che il nostro patrimonio possa essere un “fiore all’occhiello” della nostra comunità regionale, chiediamo umilmente e con coraggio la vostra attenzione e il vostro contributo. Crediamo fortemente nel cammino intrapreso. Grazie.
Don Pino Daraio, il parroco.

Offerte volontarie a: Parrocchia Santa Maria Assunta L.go Chiesa, 1 75018 Stigliano (MT) IBAN: IT31 B033 5901 6001 0000 0107 641 (Conto presso la Banca Prossima) C/C N. 1000/107641

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Le statue della discordia https://www.angolodellamemoria.eu/le-statue-della-discordia.html https://www.angolodellamemoria.eu/le-statue-della-discordia.html#respond Mon, 07 Nov 2016 00:13:15 +0000 http://www.angolodellamemoria.eu/?p=2040

Stigliano – Cappella dei Sacri Cuori facciata

Stigliano – Cappella dei Sacri Cuori facciata

Nel mese di settembre, accendendo il fuoco della memoria, raccontavamo della Cappella, che a Stigliano fu per lungo tempo il cuore pulsante della Villa. Ora, sulla scorta di un dossier di documenti in nostro possesso, ne ricostruiamo la storia originale.

L’edificio fu costruito in epoca imprecisata, probabilmente agli inizi del ‘500, come la Cappèddǝ dǝ la Nǝziòtǝ, ovvero dell’Annunziata, la cui festività ricorreva il 25 marzo. Il primo sicuro riferimento storico in nostro possesso, attinto dal prezioso scrigno de “L’angolo della memoria”, grazie alla disponibilità di Rocco Derosa, risale al 1588, quando la Cappella dell’Annunziata viene citata in un documento relativo alla visita del vescovo della diocesi di Tricarico, Giovan Battista Santoro (1586-1592).

Le scarne notizie, che rivelano essere la cappella «extra moenia, senza diritto padronale e senza rettore […] e non lontano dalla Porta del Castello», trovano poi riscontro in una Compra di Stigliano del 1697, in cui si legge: «Salendo sopra si trova la Cappella della S. Annunziata, coperta a tetti e poco più sopra si arriva alla porta principale detta del Castello, da fuori la quale a mano destra c’è il Castello». Di questi due dati documentari si ha ulteriore conferma nel Catasto Onciario del 1746-1754: «La Chiesa Madre possiede inoltre una Cappella sotto il nome dell’Annunziata, posta fuori le porte del paese».

Situata nello spazio, che subito dopo l’Unità si chiamò Largo Plebiscito e che alla fine degli anni Trenta del ‘900 fu rinominato Largo Marconi, la Cappella presentava una facciata molto semplice, sormontata da un campanile con tre pregevoli campane di diversa grandezza. Furono queste a scandire per anni a Stigliano la vita quotidiana del rione Villa in sintonia con il rinomato orologio del vicino Castello, andato perduto negli anni della guerra.

Stigliano.Largo Plebiscito (villa) foto di V. Bisignano

Stigliano.Largo Plebiscito (villa) foto di V. Bisignano

Oggi quelle campane, sulla parte sinistra per chi guardi, sono mute per gran parte dell’anno e riacquistano voce solo nel mese di agosto, in occasione della novena per la festa dei Sacri Cuori, riproducendo uno scampanio piacevolmente familiare, che rimanda, sulle ali della nostalgia, a tempi ormai lontani ma non dimenticati.

Fin qui, comunque, nulla di straordinario in un paese come Stigliano che è stato sempre animato da una diffusa religiosità e, perciò, può annoverare nella sua lunga storia molte cappelle e chiesette, di cui spesso si è persa traccia e memoria.

La storia di quella che è diventata per gli stiglianesi la Cappella per antonomasia, invece, si fa intrigante a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.

Accade allorquando una pia donna, penitente, che comprensibilmente vuole mantenere l’anonimato, acquista per devozione e fa arrivare da Napoli due belle statue dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria e nel contempo si adopra per la fondazione di una Confraternita intitolata agli stessi Santissimi Cuori. La Confraternita, in effetti, viene subito istituita con regolare decreto del 27 novembre 1852 e ad essa è affidato l’incarico di far costruire un decoroso Cappellone, adiacente alla Cappella dell’Annunziata, che dovrà diventare luogo di culto dei Sacri Cuori.

Nel frattempo le due statue vengono date in consegna all’arciprete don Giuseppe Maria Correale, perché siano provvisoriamente collocate nella Chiesa Madre. L’intesa è registrata con un atto notarile redatto presso lo studio del notaio Giuseppe Delmonte, in via della Cavallerizza, e firmato, oltre che dal Correale, da Camillo Vitale fu Gennaro, proprietario, in qualità di Priore della Congrega.

Sorvolando ora su alcuni dettagli, che pure potrebbero risultare interessanti per ragioni non solo storiche ma anche giuridiche e sociologiche, è il caso solo di ricordare rapidamente che per varie vicende ci vollero oltre due decenni perché il Cappellone venisse realizzato. Finalmente, il 31 agosto 1875 il Capitolo parrocchiale, riunitosi presso la Chiesa Madre su richiesta della Congregazione, a larga maggioranza, con 12 voti su 15, delibera il trasferimento delle statue dei Sacri Cuori nella nuova sede, nel rispetto dell’accordo a suo tempo stipulato.

A questo punto, però, don Alessandro Correale, il Curato Economo della Chiesa Madre, si oppone inopinatamente, tra lo sbalordimento degli stessi confratelli, al trasferimento, con motivazioni anche pretestuose, sostenendo peraltro che le statue, dopo essere state sistemate nelle nicchie, non devono essere considerate più beni mobili, ma immobili. Davvero una stupefacente sottigliezza giuridica, che basterebbe da sola a far impallidire l’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria!

Passano così alcuni mesi e a nulla vale la certificazione dello stesso Vescovo di Tricarico, Simone Spilotros (1859-1877), che, dopo averlo visitato personalmente, in un documento del 16 giugno 1876, attesta che il Cappellone è stato edificato «con tale maestria, decenza ed eleganza da potersi quivi collocare le due statue dei Sacri Cuori di Gesù e Maria». Nessun effetto sulla triste querelle produce neppure il parere positivo dell’Amministrazione Comunale.

La Congrega dei Sacri Cuori, allora, arriva alla decisione estrema: nominato il Priore Giuseppe Damerino suo legale rappresentante, delibera di intentare causa al Correale presso il Tribunale Civile di Matera, affidando il proprio patrocinio al procuratore Giuseppe Lacovara.

stigliano-statue-dei-sacri-cuori

Stigliano, Statue dei Sacri Cuori

Questi nel lungo ed acceso dibattimento contesta le speciose motivazioni addotte da Vincenzo Ciruzzi, avvocato difensore del Curato Economo, compresa quella per cui il trasferimento comporterebbe il rischio di una insurrezione violenta di alcune persone contrarie alla rimozione delle statue dalla Chiesa Madre. E lo fa non senza indulgere a una certa enfasi oratoria, sostenendo solennemente che «la vis privata s’infrange al cospetto delle leggi».

Anzi, l’avvocato Lacovara non manca di richiamare a suo supporto l’autorevole testimonianza di Cicerone, secondo il quale «nihil minus civile et humanum quam, composita et costituta repubblica, quidquam agi per vim». Vale a dire che non vi è nulla di meno civile ed umano che qualcosa sia fatta con la forza in uno stato ordinato e ben organizzato.

Crediamo di dover risparmiare ai pochi lettori di queste note il linguaggio tecnicistico e paludato dei diversi interventi e dello stesso dispositivo della sentenza, che forse farebbe la gioia di qualche appassionato di cause giudiziarie. Mette piuttosto conto di accennare all’esito del dibattimento, per cui s’impone al Correale la restituzione delle due statue entro dieci giorni dalla notifica della sentenza, che viene effettuata il 25 settembre 1876 dall’usciere delle Pretura di Stigliano, Michele Maglione, alla presenza dei testimoni Nicola Dente e Saverio Diruggiero.

Così, il 6 ottobre successivo, «alle ore quindici italiane», le due splendide statue finalmente possono essere portate in solenne processione dalla Chiesa Madre della Chiazza alla Cappella di Villa Marina, che da allora prenderà definitivamente il nome dei Sacri Cuori.

V. Angelo Colangelo

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LAMPI DI STAMPA: LUIGI MAZZEI ALLA SCOPERTA DI UN’ITALIA MINORE https://www.angolodellamemoria.eu/lampi-stampa-luigi-mazzei-alla-scoperta-unitalia-minore.html https://www.angolodellamemoria.eu/lampi-stampa-luigi-mazzei-alla-scoperta-unitalia-minore.html#respond Tue, 01 Nov 2016 22:32:12 +0000 http://www.angolodellamemoria.eu/?p=2034

luigi-mazzei-in-solitari

LUIGI MAZZEI IN SOLITARIA

Riproponiamo a seguire l’avventuroso racconto di Luigi Mazzei pubblicato dalla rivista “LowRide Lifestyle Magazine” relativo al viaggio in solitaria da lui compiuto in sella alla propria Harley Davidson. 2600 km di pura emozione che lo hanno visto sfrecciare da Milano fino alla Basilicata e ritorno.

My Italy Riding Alone: il ritorno alle origini

Poco più di 2600 km a/r dalla Lombardia, terra di adozione, verso la Lucania, mia terra di origine, percorsi “in solitaria” su statali e strade d’altri tempi in sella alla mia H-D Heritage Springer. Un viaggio dove, più che il tempo, contano i luoghi visitati, le persone incontrate.

Di Luigi Mazzei

Un viaggio in “solitaria” è un’esperienza che va oltre il “vivere la moto in sella alla propria moto”: comincia ancora prima del giorno di partenza. Bisogna studiare il percorso sulle carte stradali, pianificare le soste notturne, ma soprattutto prepararsi mentalmente a un viaggio dentro sé stessi, un mettere alla prova le proprie capacità di affrontare da soli eventuali imprevisti. È con questo spirito che intraprendo il ride da me denominato “My Italy Riding Alone”. Una transappenninica “in solitaria” verso la Basilicata in sella alla mia H-D Heritage Springer, privilegiando strade a “scorrimento lento” lungo una dorsale nord-sud-nord di un’Italia “minore”, dove quella “maggiore” è fatta di città solo più popolate.

Parto da Milano, verso Bologna, scendo a Firenze attraverso il Passo della Raticosa e quello della Futa e poi Siena. Proseguo lungo la “Cassia” in Val d’Orcia, con le colline senesi e i cipressi a far da cornice a una delle strade più panoramiche d’Italia, passando per antichi borghi come Bagnovignoni con la sua vasca d’acqua calda termale e pernotto a Genazzano nei pressi di Roma. Il giorno seguente, mentre affronto i tornanti che portano all’Abbazia di Montecassino, imponente sebbene ricostruita dopo essere stata completamente distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, il pensiero va ai soldati morti per la libertà e per la democrazia.
LUIGI MAZZEI IN SOLITARIA

Proseguendo sempre su strade interne, arrivo sotto una pioggia battente a salutare la Basilicata in prossimità del Vulture, per poi fare rotta verso i vicini Laghi di Monticchio: due specchi d’acqua incastonati nel verde della zona vulcanica circostante, mentre dall’alto domina la Badia di San Michele. “Questa terra è la mia terra”, cantava Woody Guthrie raccontando un’altra America. La mia è quella delle ginestre in fiore lungo la strada che si inerpica all’interno della foresta Gallipoli-Cognato, dei paesaggi e di paesi come Pietrapertosa sovrastato dalle Dolomiti Lucane, di Craco, ridotto a rovine per le frane degli anni ’70, di Matera, la Città dei Sassi proiettata a un rilancio dove turismo fa il paio con cultura, essendo una delle sei città candidate a Capitale Europea della Cultura nel 2019.
Anche la mia “solitaria” vuole rappresentare una testimonianza a favore di tale candidatura, coinvolgendo le persone incontrate e facendo apporre la loro firma sulla mia “Supporting Tee” per Matera 2019. L’incontro con i nuovi amici del Mother Chapter Indian Bikers Mc di Matera crea le premesse per future strade da percorrere insieme.

Ma è già tempo di ripartire. Ancora una volta riprendo strada lungo la dorsale appenninica tra il Matese e il Gran Sasso, arrivando in serata alle Gole di Antrodoco, teatro della prima guerra del Risorgimento. Il giorno seguente percorro la “Salaria” e giungo al Lago di Piediluco, mentre pochi km dopo si apre lo scenario delle Cascate delle Marmore e poi quello di Castiglione del Lago, borgo storico sul Trasimeno.
Ormai è giorno inoltrato e devo fare ancora molta strada, è quindi inevitabile dover imboccare l’autostrada per arrivare a casa prima della notte.
Bruce Chatwin, infaticabile viaggiatore d’un tempo, era solito dire che il viaggio non allarga i propri orizzonti, li costruisce. Quando penso ai miei, costruiti in questi tre anni di “My Italy Riding Alone”, li vedo negli occhi di Ciro Esposito, amalfitano, innamorato pazzo dell’Easy Rider-Peter Fonda, icona biker, nell’ospitalità di Annarita e Felice con i quali, benché sconosciuto ospite del loro b&b, ho condiviso in amicizia la loro tavola, oppure ancora nei ragazzi che con entusiasmo si adoperano per Matera 2019, affinché questa città non sia più ricordata come “vergogna nazionale”, ma come segno evidente di un ritrovato orgoglio e di un retaggio culturale che affonda le sue radici nella storia dell’umanità.

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