La peste 1656 nell’archivio L’urrrlo del Colombo

La peste 1656 nell’archivio L’urrrlo del Colombo

Due pagine di una lettera originale della peste del 1656 presenti nell’archivio L’urrrlo del Colombo, scritta da un Pisticcese a uno Stiglianese, parlano della peste che infieriva a Napoli e suoi dintorni.

Sig., e Padroni nostri illustrissimi.
Per la buona corrispondenza, che tiene non solo L’Illustrissimo Signor D. Luigginno Padrone con le Signorie vostre, come ancora tutta questa terra, dovemo darli raguaglio di tutto quello viene accennato a D. S/re per lettere particolari dell’Ecc. del Signor Marchese di Laina P’ne, e da altri Gentil Huomini degni di fede per quello, che occorre in questo male contagioso, conferme sentiamo dall’infranti capi, acciò letti, et considerati, possino dare quel’espiedete necessario; acciò possiamo mantenerci liberi con la disgrazia da detto contaggio, et con esserci il comercio frà di noi.


In una di detto causa, e perché le tanta gente usciti da Napoli, la peste comincia à farsi sentire a molte parte del Regno per in sino in Calabria, sta imbrattare Sorreto (Sorrento), la costa della Malfe, e lo Cilento. Stia V. S. Illustrissimo vigilante in Pisticci, e no li fida alle lontananze, perché i luoghi vicini Napoli, che si guardino bene, stanno netti, e li lontani che si guardano male, sono imbrattati, et ancorché sia il tutto grazia di Dio, pure l’opera per mezzo delle cause seconde.

La peste 1656  L'urrrlo del Colombo
La peste 1656 L’urrrlo del Colombo

Sono morti in Napoli di gente buone del mal contagioso, sin adesso il Consigliere Brancaccio, il Consigliere Campana, et, il Consigliere Muscettola, il secretario della Sommaria, il Duca di Monte Nigro, et il Duca di Laurenzano, e la moglie novelli sposi, il Principe di Cella à Mare, e la Moglie, il Principe e D, Gregorio Carrafa Teatino, il Padre Caravita Gerolomino, il Principe delle Colle, il marito di Lolla Carrafa, Ciccio di Somma, D. Antonio de Rossi fratello del Duca delle Serre. Da pochi giorni in quà prima pareva, che il male andasse solo fra gente basse, e delli quartieri di basso della Città, dove cominciò et si poteva con niente in principio rimediare, non farlo espandere nella Città, che hoggi à nessuna parte è più che alli quartieri del Palazzo, et è mancato al Lavinaro, dove hebbe principio. Della Vice Regina non vi è altro, tranne se non ché andata ammalata a Gaeta e tre poggi di Palazzo sono morti, al Nazzaretto à S. Gennaro, quale sta tutto pieno, di modo che nò hanno dove mettere l’ammalati.

Un Sacerdote di Laurie, che di presto li ritorno in Napoli frà le altre particolarità che scrive a suo padre è che il minor numero, che morino di gente sono mille, in San Gennaro non ve ne capino più, anorche con trenta carrettoni non siano sufficienti à levare da quei luoghi i morti. In Napoli non ci è rimasto persona nobile, ne ignobile di quelli, che hanno havuto dove andare, ma à chi era prescritto il dì l’arrivo dove andava.

Alli 9 del corrente, la notte apparivano molti demoni in S. Gennaro à vista di tutti horribilissimi con trepidi inoredibili, et con molte mazzate cercavano di far dirrupare tre di quei ammalati per le finestre, et balconi con l’assistenza di Padri Cappuccini, che ivi assistono, et padri Gesuiti, e Paulini che cacciarono il Santissimo, e li sconciuravano appena da quel luogo con strepito li cacciarono, cosa che atterrì tutti, ben che si tiene per buona speranza di coloro che ivi, et altrove muoiono di questa suddetta Religione vi sono accorsi infiniti Padri e perché vi volevano andare tutti, si sono frà di loro buttate le bussole, trattandosi dell’istesso morbo, che all’andare al martirio, così hà dato loro la benedizione il Cardinale et à tutti coloro, che vanno ivi a servire, frà quali Padri, et servienti ne muoiono molti, frà questi vi è morto il Paolino filiam di Carlo le Gatto, et infiniti ammalati.


Vi sono andati molti Cavalieri ammascherati à servire con haverli prima vilitato tutte le Chiese della Città scalzi, e mali ignudi fatte dispensare infinite carità da loro creati, che li servivano appresso anco ben mascherati, e pigliatosi la benedizione se ne sono andati à guadagnare la salvezza delle anime loro, così hàno fatto moltissimi. Non si può andare da un quartiere ad un’altro sotto pene della vita, e sono altri infiniti banni di effetto, si comincia à sentire penurie di vivere, ne si pensa ad altro, sol che alla Morte.

In una lettera del secretario di Del Vescovo scrive dall’Acerra, che la mortalità non è altrimenti, se pur che velenosa, ma è male, che s’innesca con il toccare, col fiato, e con li panni, di modo che ne muoiono gran quantità, et in vece delli Preti ne vanno li pezzenti facendo l’esequie.
Marigliano sta infettato col’occasione, che uno di detta terra habbia comprato una cambisola con ducati cinque, che valeva più di quaranta, e tutti quelli di casa, che provarno detta cambisola al numero di sette, tutti sono morti. Somma, Ottaviano, S. Nazzaro, Sorrento, e parte della Fragole stanno infetti. Nella Cerra ci sono fatti quindici Deputati Secolari, e sei Canonici, e di più Monsignore, et ì Ec. Ottavio Brancaccio, gli si è repugliato con tutte le case in detta Città, stanno con le porte serrate con guardie di non far entrare nessuno in Napoli, e se alcuno volesse andarvi da solo non li fanno entrare, ma cacciano tutti la genti di Casalno.

Sabbato si à S. Maria dell’Arco per mie devozione, dove trovai i S. Marchese, et Signore Marchese di Capriglia, che se n’andavano in Puglia piangendo, come dire à rivederci in Paradiso, cose veramente da amore. Li Saggettari, che portano l’ammalato per Napoli, non solo portano le seggie incerate, ma anco li campanelli alli piedi. Altri dicono, che à S. Gennaro sia comparsa un’ombra, vestito da Vescovo con la Mitra et una torce alle mani, dicendo che quanto prima s’havrà la grazia questo N.S. Iddio Sua Divina Misericordia ci concede.

Intanto si è avitato il tutto alle G/e N. V., acciò che con la sua prudenza, et vigilante rendono sicura la terra, et, il loro territorio, et vertire bene i contadini, che non abbiano pratica con gente forestiere, perlo che da noi in questo nostro territorio, in campagna discorrono continuamente gente à cavallo, e nella terra si sta con e ogni vigilante, con osservare prima d’ogni altro à tutti à purificare l’anime, et à star ingratie di S. E. M. dalla sta procede ogni bene, supplica W. Illustrissimo fine tenerci avisato, succedendo cosa di nuovo et in particolare intenderete che vi siano luochi infettati , e l’istesso corrispondenza potendone havere la Signoria W. con li luoghi covvicini, offrendoci a come in tutto quello, che possiano servire la W. lillustrissima S. è chi W. Cure, baciamo le mani. Pisticci lì 23 di giugno 1656.
Dalle umilissimo W.

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