Mario Salomone: il suo impegno scientifico e pratico sulle epidemie

Mario Salomone: il suo impegno scientifico e pratico sulle epidemie
Stigliano
Stigliano

Considerazioni su epidemia di meningite cerebro spinale in comune rurale. Estratto da: “ La Mutualità Rurale Fascista n° 9 settembre 1940 Roma.
In data 13-2-1940 si verifica il 1° caso di meningite cerebro spinale nel rione S. Martino dell’abitato di Stigliano (prov. Di Matera) spiccatamente a tipo rurale, per quanto di 855 abitanti; però, da uno spoglio di registri delle cause di morte, si ebbe rilevare che in data 9 detto mese era deceduta dopo pochi giorni di malattia tale Laura P. con diagnosi di meningite tubercolare, diagnosi che però era stata formulata dal sanitario curante senza nessun controllo di laboratorio, il che lascia sospettare che l’epidemia di meningite possa essere sorta proprio con quel decesso.

L’ultimo caso si è avuto in data del 23-4 corr. Anno; l’infezione ha avuto perciò una durata complessiva di giorni 70. Sembra che altra epidemia similare si sia verificata in detto comune nel 1889-90-91; non risultano casi sporadici negli altri anni, meno due accertati nel decorso anno 1939. L’epidemia ha coinciso con l’immigrazione stagionale di lavoratrici agricole addette al lavoro di sarchiatura e con i freddi intensi di ques’annata. Il numero dei decessi accertati batteriologicamente è stato di 17 più uno che dette liquor con coagulazione massiva del Froin ed altro a forma setticemia fulminante, però, specie nei mesi di marzo ed aprile, vi sono stati eccezionalmente ed a confronto degli altri mesi dell’annata molti decessi registrati dovuti “a causa imprecisabile”. È perciò molto probabile che tra questi deceduti vi siano stati dei meningiti ignorati. Di essi casi da ritenersi certi, 13 hanno colpite delle femmine e sei dei maschi. …
Inoltre, in margine a questa epidemia di meningite cerebro spinale vi sono stati parecchi casi di meningite sierosa (anche con sintomatologia allarmante) andati tutti a guarigione con il trattamento blando sulfamino-piridinico.
Se si tengonpresenti le non ideali condizioni igieniche di un abitato rurale e quelle scadentissime ancora oggi da noi esistenti degli agglomerati agricoli (in un casone infetto ebbi a constatare la convivenza di ben 60 persone!) risaltano subito le difficoltà a cui si è dovuto andare incontro per frenare prima ed estinguere poi l’infezione in atto.

Anzitutto si è preoccupati a che gl’infermi, anche sospetto, non potessero sfuggire all’accertamento diagnostico, dando massimo valore ai bambini sospetti della prima infanzia, potevano costituire – a mio modesto modo di vedere – sempre maggior pericolo par la diffusione del male.
Stabilito con i primi esami del liquor trattarsi di infezione meningitica da meningococco (ripetuti esami dell’I. S. M. hanno stabilito il tipo di meningococco A) si è provveduto all’isolamento ospedaliero degli infermi, ogni qual volta la rachicentesi dava esito al liquido torbido senza aspettare peraltro il referto di Laboratorio.

Si fa presente che la maggior parte degli infermi hanno avuto dall’ufficio sanitario iniezione endorachidea prima dell’invio in ospedale. Non so quale sia stato il metodo terapeutico seguito nell’Ospedale Civile di Matera degli infermi fatti isolare dal Comune di Stigliano. L’isolamento ospedaliero degli infermi si è dimostrato della massima utilità anche se esso sia stato relativamente molto breve e cioè sino alla guarigione clinica degli infermi stessi.

La maggior parte di essi, rientrati in sede, hanno però ricevuto un trattamento di cure per altri 10 giorni ancora e con dosi metà delle curative.
Gl’isolamenti fiduciari domiciliari sono stati fatti rispettare con personale ausiliario del Comune; esso periodo è stato ridotto dai 23 giorni stabiliti ai 6 giorni del periodo massimo di incubazione e ciò in rapporto del normale esplicarsi della vita vegetativa in abitazioni alle volte prive dei più elementari conforti igienici.
Le abitazioni, le scuole, gl’indumenti degli infermi sono stati tempestivamente sottoposti alle comuni pratiche disinfettanti.
Altra misura profilattica che si è dimostrata di massima utilità in rapporto alle inveterate abitudini funerarie, vigenti ancora in questi luoghi, che finiscono di mettere in contatto moltitudini di gente di gente con il focolaio di infezione, è stata la rigorosa estensione anche per i deceduti di meningite cerebro-spinale epidemica delle misure stabilite dall’art. 19 T. U. Polizia Mortuaria. ….
Una cosa è certa: che delle 187 persone coabitanti con meningitici cerebro-spinali trattate profilatticamente …. Nessuna ebbe ad ammalarsi.
Occorrerebbe però che sia studiosi, come case farmaceutiche convalidano il lusinghiero risultato da noi ottenuto. …

Allego una piccola un estratto di una lettera, di una risposta scritta dall’Istituto Sieroterapico Milanese circa due mesi dopo l’uscita della sua pubblicazione Milano 6 aprile 1940:
“Egregio Dott. Mario Salomone il direttore mi ha dato incarico di rispondere alla vostra lettera del 28 marzo u. s. ….
In questi ultimi anni abbiamo identificato soltanto Meningococchi appartenenti ai tipi A e C. Se voi invierete i vostri ceppi o i liquor saremmo ben contenti di poterli studiare e li aggiungeremo al nostro vaccino. Al caso, trattandosi di un quantitativo un po’ maggiore, potremmo preparare un vaccino esclusivamente coi Vostri ceppi.
Sempre a vostra disposizione per eventuali ulteriori schiarimenti il Prof. Francesco Pepeu”.

Chi era Mario Salomone, nasce a Paternopoli del Circondario di S. Angelo dei Lombardi in provincia di Avellino il 12 agosto 1898 da Giuseppe di Stigliano, anche lui medico e da Luigia De Renzi nata in Alessandria muore a Stigliano dopo pochi mesi di aver compiuto il suo 52esimo anno di età, il 19 novembre del 1950.

Durante la prima guerra mondiale, il 17 gennaio del 1917 già studente di medicina a Napoli, nella leva militare tenuta a Stigliano viene arruolato in prima categoria, entra nella Scuola di Allievi Ufficiali di Caserta, formato ufficiale viene inviato sul fronte di guerra con il grado di sottotenente dove nel 1918 sul Piave, per meriti di guerra gli viene assegnata una medaglia di bronzo, finito la guerra congedato con il grado di Tenente, rientra per un breve periodo, viene nuovamente chiamato per fare il servizio militare, appena terminato, sempre a Napoli riprende gli studi di medicina e si laurea il 17 luglio 1923. Conseguite le varie specializzazione, dedicandosi alla ricerca, inizia a collaborare anche qui a Stigliano con il cugino, il dottor Francesco Salomone da noi conosciuto “don Ciccio” con il padre Giuseppe e con il professor Prospero Amorosi, diversi casi di queste collaborazione vengono da lui pubblicate su riviste scientifiche mediche.

Nel 1924 con altri medici partecipa al concorso di Ufficialato Sanitario e vince il concorso con il massimo dei punti 30/30, nello stesso anno, il Comitato Centrale della Croce Rossa Italiana gli affida incessantemente un servizio scolastico per la Scuola Torre del nostro Comune.
Nel 1925, sempre nel Comune di Stigliano fu incaricato a tenere l’insegnamento al Corso Integrativo di Igiene, nello stesso anno, sia per il massimo punteggio ottenuto, accompagnato anche da meriti di alcune sue prime pubblicazioni. Dalla prefettura di Potenza gli viene dato l’incarico provvisorio come Ufficiale Sanitario, appena qualche anno dopo, nel 1927 viene confermato definitivamente il ruolo di Medico Sanitario, dopo la pubblicazione:

Mario Salomone
Mario Salomone

TRATTAMENTO DELLA PUSTOLA MALIGNA NEI SUOI VARI STADI”, in mancanza e già da 5 anni del veterinario per il controllo delle carni, viene affidato a lui anche questo compito. Questo suo ruolo fu abbastanza contrastato tra i macellai, scattarono diverse denunce, dove intervennero il Prefetto, Podestà e altre autorità competente, lo scopo principale da parte sua era quello di combattere il carbonchio, diventando abbastanza severo e molto attento nel controllo delle carni appena dopo la macellazione degli animali, con il suo unico obbiettivo: “La percentuale dei morti per carbonchio deve scendere allo 0 per cento”.

La protesta da parte dei beccai :
“In assenza del veterinario Giuseppe Pasciucco passa la visita agli animali al Mattatoio pubblico con le mansioni di Ufficiale Sanitario il Dott. Mario Salomone che pare sia il meno adatto a tali funzioni per motivi che non starò io a mettere in rilievo per non sembrare insinuante.
Alcuni dicono per ambizioni di farsi notare non potendovi riuscire diversamente, si è messo perseguitare ed angariare la classe dei beccai, destando vivo fermento. Infatti, basta che gli ovini presentano appena tracce al solo fegato di distomatosi epatico, male comune in questa stagione ma, localizzato al solo fegato, altrettanto innocuo, per dichiararli di bassa macellazione, nonostante lo stato di nutrizione ottima e l’immunità delle carni”.

Il dottor Mario Salomone, in sua difesa scrive:
“Ella Sa quando sia indisciplinata questa classe e come le abbia creato delle seccature allorquando si costruì il macello e quando si istituirono le tariffe daziarie. L’indisciplina di questa classe rasenta la noncuranza ed a comprova e appena ieri la sua ordinanza per la chiusura di sei macellerie (spacci) non ancora in assetto igienico. Ed io le aggiungerei che anche le altre due non essendo in perfetta regola dovrebbero essere chiuse.
Ancora: detta classe è insaziabile di lucro e per il tempo passato ha trovato acquiescenza anche da parte di un veterinario. Se attualmente nel supplire il veterinario Pasciucco comincio a stringere i freni lo è nel supremo interesse di questi concittadini. La morale però è una sola: questa gente era sin oggi abituata a guadagnare lautamente trovandosi senza controllo o sotto un ipotetico controllo. Ricorda Lei il carbonchio nell’uomo negli anni passati e la quasi scomparsa di esso in quest’annata? Che il mio Ufficio (come V. S. ha agio di controllo viene eseguito con il più grande scrupolo, sebbene
venga rimunerato, in un Comune di oltre 8000 anime.”
Alla fine con tutti i regolamenti che gli danno ragione riesce a vincere la sua battaglia, riuscendo a far igienizzare le varie macellerie, provando a sconfiggere il carbonchio, come riporta i risultati da lui ottenuti nella sua ricerca: “Il triste privilegio della Basilicata (quello di tenere, in Italia, il primo posto per gli ammalati di carbonchio)”.
Richiamando anche il Podestà al suo dovere:
“Le assicuro Sig. Podestà che in servizio di carni andrà bene solo una deficienza vi è nel pubblico regolamento ed è la mancanza dei registri di cui all’art. 17 del regolamento 21 luglio 1927, a questa mancanza vorrà sollecitamente provvedere, con il distacco della figlia dalla matrice il beccaio potrà sapere anche l’esito della visita”.

Dopo questa sua ultima pubblicazione, dopo meno di un anno, agli inizi del 1941, in piena seconda Guerra mondiale, viene richiamato al servizio militare come Capitano Medico e viene destinato in Libia, per tre anni esercitò la professione negli ospedali da campo, nei primi mesi del 1944 fu fatto prigioniero e nelle prigioni inizia il suo calvario, si ammalò proprio di quei mali oscuri, ritrovandosi faccia a faccia, col nemico che nella sua carriera ha sempre provato combattere, al rientro dalla prigione a Stigliano anche se ammalato continuò la sua professione, quasi fino al giorno prima della sua morte, giorno che lui stesso si ordinò il modello della sua bara. Come testimonia un suo collega il dottor Francesco Campobasso:
“Caro Mario giace il tuo corpo racchiuso nel legno che tu stesso ordinasti e vai nell’eterna dimora. La prigionia ti ha abbattuto ed è stato conseguenza di quel terribile, inesorabile male che ti ha portato alla tomba”.
Da alcune persone anonime e col permesso dei suoi famigliari, sulla sua bara, quasi come a devozione, fecero fare e installare una mano di bronzo, in rappresentanza della sua, come mano guaritrice dei famigliari di queste persone, specialmente nell’ambito delle malattie infettive. Per diversi anni, fino a che si è persa la memoria nel tempo, diverse di queste persone che conoscevano la sua dote, andavano a pregarlo per qualche guarigione tenendo poggiata la loro mano su quella della sua tomba.

Come testimonia un suo amico Peppino Giachella:
“La mano applicata sulla tua bara è la tua mano, e su quella mano, in continuo mesto pellegrinaggio, hanno deposto centinaia di tuoi beneficati”.
Per concludere sulla figura del medico Mario Salomone, oltre una breve descrizione, allego un breve estratto dalla sua ultima pubblicazione presente nell’Archivio L’Urrrlo del Colombo.
Sarebbe interessante, poter rendere visitabile il luogo dove giace il dottor Salomone, e poter vedere da vicino quella mano, che è stata simbolo di speranza e guarigione per tante persone stiglianese.

Rocco DeRosa

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