Ritorno a Dante con Giovanni Caserta

Ritorno a Dante con Giovanni Caserta
Caserta-Dante
Caserta-Dante

Il 17 gennaio scorso, su proposta del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Governo ha deciso molto opportunamente di istituire la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri (Firenze, 1265 – Ravenna, 1321). La scelta della data, 25 marzo, è dovuta al fatto che, secondo il parere di alcuni studiosi, proprio in quel giorno, anniversario della Incarnazione di Cristo, avrebbe avuto inizio il viaggio del Poeta nei tre regni dell’aldilà. Altri commentatori, invece, ipotizzano che il viaggio ultraterreno di Dante sarebbe iniziato nella notte fra il 7 e 8 aprile del 1300, ossia fra il giovedì e venerdì santo. Ad ogni buon conto il Ministro Dario Franceschini ha tenuto a sottolineare la bontà della decisione per il fatto che “Dante è l’unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l’idea stessa d’Italia”.

Considerato il grande valore, non soltanto simbolico, della ricorrenza, non è difficile, pertanto, prevedere che ricco sarà il programma delle iniziative editoriali, volte a celebrare su tutto il territorio nazionale il settimo centenario della morte del Sommo Poeta. Ed è motivo di soddisfazione constatare che in tale ampio contesto non sarà assente la Lucania Basilicata.

Vale la pena di ricordare, infatti, che pur trattandosi di una piccola regione, purtroppo da sempre trascurata e del tutto marginale sul piano culturale, comunque si è rivelata nel tempo una terra fertile di ingegni in molti campi dello scibile, ivi compreso lo specifico settore degli studi danteschi, in cui ha espresso personalità di eccelso livello, quali Francesco Torraca (Pietrapertosa, 1853 – Napoli, 1938) e Rocco Montano (Stigliano, 1913 – Napoli, 1999).

In occasione del settimo centenario della morte del Poeta, dunque, mette conto di segnalare il significativo contributo di Giovanni Caserta, noto e apprezzato storico e critico letterario materano, che ha appena pubblicato per una piccola casa editrice lucana (Villani, Potenza, 2020) “Dante 700 anni dopo 1321 – 2021”, un bel volume impreziosito da venti originali tavole illustrative dell’artista, pur egli lucano, Franco Carella.

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Il saggio di Caserta non deve essere inteso, né è questa l’intenzione dell’autore, come un’altra opera che va ora ad aggiungersi alla sconfinata bibliografia che su Dante, e sulla “Commedia” in particolare, si è andata incrementando a dismisura attraverso sette secoli. A partire da Giovanni Boccaccio o, se si vuole, dallo stesso figlio del Poeta, Iacopo Alighieri, fino a Francesco D’Ovidio, Francesco De Sanctis, Benedetto Croce, Giorgio Petrocchi, Gianfranco Contini, Attilio Momigliano, Luigi Pietrobono, Salvatore Battaglia, tanto per citare solo alcuni fra i maggiori dantisti italiani.

Dante 700 anni dopo”, invece, è un’opera che, come apertamente dichiara con una punta di legittimo orgoglio lo stesso editore Villani nella sua breve premessa, «alla distanza di settecento anni e nella lontananza dai centri di potere culturale» ambisce a «scoprire, fuori dal coro, aspetti ed elementi, mai trovati altrove».

Certo si è che Giovanni Caserta con questo suo lavoro si rivela un ottimo “Virgilio” nel suggestivo viaggio volto alla (ri)scoperta del mondo affascinante della Divina Commedia. Egli è, infatti, una guida accorta e sapiente, che con affettuosa sollecitudine aiuta il lettore a superare gli inevitabili ostacoli del testo di Dante, agevolando la comprensione di momenti, situazioni, visioni e persone in cui ci s’imbatte nel lungo e impegnativo percorso che si snoda attraverso le tre cantiche del Poema.

Non poco contribuisce a diradare le ombre e a illuminare la interpetrazione dei passi più ostici o controversi la chiarezza espositiva, che si avvale di una scrittura limpida e di un linguaggio dimesso, si direbbe quasi colloquiale. Sapienti, inoltre, si rivelano le incursioni che con grande perizia l’autore effettua nella realtà del nostro tempo, creando collegamenti che non solo agevolano la comprensione, ma vivacizzano la narrazione e alimentano la curiosità. In tal modo, lumeggiando i risvolti civili ed etici e sottolineando la funzione pedagogica della Divina Commedia, Caserta focalizza e consente di apprezzare un’altra prerogativa propria dei più grandi capolavori della poesia universale, ovverossia la capacità di contenere e proporre significati e valori, che superano le barriere geografiche e si sottraggono all’alea del tempo, mostrando di possedere lo stigma dell’eternità.

Ad avvalorare queste nostre rapide considerazioni valgano, ma solo a mo’ di esempio, le belle pagine scritte su Pier delle Vigne, Ulisse, Conte Ugolino, Catone l’Uticense, Carlo Martello, Cacciaguida; o anche quelle dei grandi personaggi femminili, Francesca da Rimini, Pia dei Tolomei, Piccarda Donati, Costanza d’Altavilla e naturalmente Beatrice, che offrono il destro all’autore di affrontare temi di stringente attualità come la condizione della donna e la parità di genere; o, infine, le pagine dense di utili riflessioni politiche, ispirate dai tre celeberrimi sesti canti.

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Alla lucidità dell’analisi critica concorrono non poco, a nostro sommesso parere, le esperienze, le suggestioni e financo le emozioni che l’autore ha avuto modo di assimilare e sedimentare in quaranta anni d’insegnamento al liceo di Matera, quando con sapienza ed amore si premurava di trasmettere la conoscenza del Poema dantesco ad alcune generazioni di studenti, facendone loro gustare la inarrivabile poesia.

Il libro “Dante settecento anni dopo” può essere considerato, perciò, il naturale corollario di una lunga e intensa attività critica e pedagogica che ha visto Caserta impegnato nella faticosa ma esaltante missione di diffondere tra i giovani la conoscenza e, si direbbe, l’amore di un capolavoro poetico insuperato qual è appunto la “Commedia”, che Giovanni Boccaccio con felice intuizione non esitò a definire “Divina”.

A nessuno sfugge, infatti, che già solo nell’aver concepito la mirabile architettura del suo Poema, Dante mostra l’impronta del Genio, perché non gli mancò l’assistenza delle Muse e lo stesso Apollo non ignorò la sua fervida invocazione: «Entra nel petto mio, e spira tue / sì come quando Marsia traesti / dalla vagina delle membra sue».

Angelo Colangelo

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